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di Federico Capurso

La Stampa, 23 aprile 2024

Il sottosegretario alla Giustizia: “La Polizia penitenziaria ha aiutato le indagini”. Tredici agenti della Polizia penitenziaria arrestati, altri otto sospesi, l’accusa di violenza, tortura, tentata violenza sessuale su alcuni detenuti del carcere minorile Cesare Beccaria. Un inferno, quello tratteggiato dalla procura milanese. Ma di fronte all’interrogativo se questo sia lo specchio del sistema carcerario minorile in Italia, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia, scuote la testa: “Questi fatti non sono fisiologici. Qui si parla, eventualmente, della patologia di un singolo istituto”.

La Polizia penitenziaria ha bisogno di una correzione di rotta, per evitare il propagarsi di questa patologia?

“Partiamo sempre dalla presunzione di non colpevolezza. Se ci sono errori di questo genere, chi li ha commessi dovrà pagare. Ma vorrei anche rimarcare un elemento a mio giudizio importante: queste indagini sono state condotte con l’aiuto della stessa polizia penitenziaria. Questo vuol dire che l’organo ha già al suo interno gli anticorpi necessari”.

La premier Giorgia Meloni, a dicembre, aveva adombrato l’ipotesi di rivedere il reato di tortura. Lo modificherete?

“Aveva fatto un discorso più articolato, legato alla condotta dei detenuti, ma non ci saranno modifiche. Non è all’ordine del giorno una revisione del reato”.

Secondo la giudice per le indagini preliminari, quel carcere era lontano dall’avere una funzione rieducativa. Un problema generale?

“Un singolo caso. Negli istituti penali minorili, più che in ogni altro luogo, c’è una forte attenzione e vocazione alla rieducazione dei detenuti. Questo governo ha saturato le piante organiche degli educatori grazie ai concorsi pubblici indetti finora. Non abbiamo nulla da rimproverare alla vocazione rieducativa del nostro sistema penitenziario”.

Eppure, le nostre carceri non sono un fiore all’occhiello. Ci sono 13.500 detenuti oltre le soglie massime di accoglienza. In Lombardia c’è un tasso di affollamento del 143,9 per cento. E i suicidi, dall’inizio dell’anno, sono già 31...

“È un’emergenza evidente che va affrontata senza retorica, con risposte lontane dallo scontro politico. Abbiamo investito 255 milioni di euro nell’edilizia penitenziaria, di cui 84 milioni legati al Pnrr e circa 170 milioni che invece sono destinati a progetti che erano fermi da tempo e grazie al lavoro con il ministero delle Infrastrutture sono ripartiti. Dopo un anno e mezzo di governo siamo nelle condizioni di dire che recupereremo 7.300 posti detentivi, non pochi, e continueremo ancora a lavorare in questa direzione”.

Si parla anche di una misura svuota carceri in arrivo...

“La risposta del centrodestra non sarà mai quella di indulti e amnistie. Si parla, semmai, di lavorare su un asse che preveda il rientro nei paesi d’origine dei detenuti stranieri. Stiamo anche lavorando a una misura per consentire ai detenuti con tossicodipendenze di avere una seconda possibilità”.

In che modo?

“Attraverso una collaborazione più stretta con le associazioni del terzo settore e l’uso di spazi per separare chi ha tossicodipendenze dagli altri detenuti. Ma siamo anche consapevoli che il tema rieducativo non può mai essere una scusa per far venire meno il tratto securitario della pena”.

In queste ore si sono chiuse anche le indagini sulle manifestazioni degli anarchici, che mesi fa protestavano per la detenzione al 41bis di Alfredo Cospito. Che idea si è fatto?

“Le 18 misure cautelari e le 75 denunce della procura di Torino fotografano un’organizzazione capace di saccheggiare una città con mazze, coltelli, bombe carta. Danno un’idea ben precisa della pericolosità della scena anarchica, soprattutto in Piemonte e confermano il teorema della pericolosità sociale di Alfredo Cospito e della rete che a lui fa riferimento”.

Il governo pensa di adottare delle contromisure?

“Quando ci sarà modo di avere chiarezza su quanto sia organizzata bene questa rete, vedremo con il ministero dell’Interno se ci sarà la necessità di intervenire su un piano di prevenzione. Intanto mi complimento con la Digos e con la procura di Torino”.

Le conversazioni in carcere tra Cospito e alcuni boss mafiosi a proposito del 41bis destano ancora timori?

“All’epoca erano allarmanti. Oggi credo che la criminalità organizzata abbia intuito che nemmeno attraverso Cospito può raggiungere un alleggerimento del 41bis”.