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di Luca Bottura

Il Domani, 21 ottobre 2026

“Chi bombarda le raffinerie brucia il pianeta”. L’ha scritto davvero, un manifestante, l’altro giorno a Bologna. Fotografato, è stato commentato con ironia dal web. E sì: si tratta - per dirla con Stiglitz - di una boiata col botto. Ma, per citare invece Kant, quel giovane manifestante ha tutto il diritto di non capire un cazzo. E la colpa è nostra. È della mia generazione, che gli ha raso al suolo il rapporto causa-effetto per mezzo di una politica imbelle e dei suoi mezzi di comunicazione. Tutti o quasi, persino quelli non inquinati alla fonte dal puro scopo propagandistico, spacciatori di un linguaggio drogato, tossico. Che, certo, è partito a metà degli anni Dieci. E, certo, è ibridato dagli eredi di Prigozhin. Ma ci mette dalla parte di chi ha ferito a morte lo spirito critico.

Isolare quel cartello, gli incidenti, la richiesta di politica, senza cogliere il contesto, ciò che abbiamo figliato, è un errore che non ci possiamo permettere. La mia generazione ha messo le basi perché questa potesse essere l’ultima, come da analogo (e benemerito) movimento di protesta. Gente messa al muro per averne sporcato qualcuno con un po’ di vernice lavabile. Tra i censori dei giovani, sui social, si segnalava anche il commento di una persona a me affine, su molti temi, ad esempio l’Ucraina: “Sembrano più scemi di Greta Thunberg. E ce ne vuole”.

Greta Thunberg che una manciata di anni fa, con la forza della disperazione adolescenziale e della nonviolenza, ci ammoniva sulla gratinatura cui ci saremmo sottoposti. È anche andata a farsi ammanettare dai volonterosi carnefici di Israele partecipando alla spedizione della Flotilla. Eppure siamo ancora ai “gretini”, a deridere dalle nostre comode case, colme di ottimi libri, chi non corrisponde al nostro ideale di antagonismo. Forse perché abbiamo capito con chi ce l’hanno: ce l’hanno con noi. In un modo sgangherato, confuso, già infiltrato da alcuni adulti in divisa e non, dalla Destraccia di piazza affine a quella che comanda, sempre in bilico tra palco e realtà, tra le molotov della Diaz e tanta voglia di stadio. Cileno. Ma hanno ragione.

In Italia l’opposizione non esiste. Non può. Il Pd è un partito di governo anche quando deve essere contro perché rappresenta - i vertici, soprattutto gli iscritti - un airbag per la Costituzione. Avs pure. Riga. La cosiddetta sinistra radicale prende i tram della protesta per mancanza di rappresentanza, destinata com’è a finire in deposito, e fa da volano alla tentazione autoritaria di Palazzo Chigi.

I Cinque stelle, la loro storia, anche lì più nei vertici politici ed editoriali che nella base residua, ché spesso il popolo è meglio dei populisti, mantengono una sorta di situazionismo sempre e comunque di rito moscovita, che ha di molto contribuito a mutare il Dna di chi siede nella parte sinistra degli emicicli. Dall’alto e dal basso.

I professori alla Barbero dicono grandi verità su molti temi, ad esempio la Palestina, pur intendendosi principalmente di Medioevo. Lucrano meritata idolatria. Poi però sghignazzano su un palco alla faccia dell’Ucraina “che non esiste”. I censori storici di Berlusconi, quelli che spiegano la Sinistra alla Sinistra ma sono più a destra persino di Renzi - destra vera, montanelliana - campano di fact checking sulle amenità governative e (soprattutto) piddine, ma poi raccontano che dobbiamo comprare petrolio russo perché costa un quarto di quello Usa (spoiler: non è vero) e comunque Trump è la migliore garanzia per la pace.

Se questi sono i professori, i maestri, in qualche caso i bidelli, come separi il grano dalla crusca? Come spieghi a chi sfila che non deve scrivere le stesse idiozie su un cartello grande come un foglio A3? È lui il problema, o chi gli racconta un mondo al contrario spacciandosi pure per nuovo, candido, e affine culturalmente? Se pure Landini (il mite Landini, il progressista Landini, l’ammirevole e onesto Landini) cade nell’assioma insensato che sostenere l’Ue nella difesa dell’Ucraina salassi la nostra sanità, le nostre scuole, e che a renderci una sorta di Terzo Mondo evoluto non sia invece l’evasione fiscale del tizio accanto a noi, perché mai un manifestante cui abbiamo tolto pensione, diritti, tutele, potere contrattuale, potere di spesa, possibilità di prendere un accidenti di ascensore sociale, dovrebbe essere più lucido?

E perché i cosiddetti maranza, ai quali ripetiamo da anni che non sono italiani, non dovrebbero sommare la loro frustrazione aggressiva a quella degli altri? Perché c’è un codice penale e i trasgressori vanno puniti, eccetera. Vero. L’ordine pubblico si fa anche con la repressione, magari meglio di così. Senza goderne assai. Ma per ascoltare il loro urlo di esclusi dalla nostra mensa cosa dobbiamo fare: metterli su una minicar? I vecchi hanno sempre berciato contro i giovani. Ma questi dovremmo ringraziarli. Ascoltarli. Difendere chi ancora cerca di fare politica, transennare chi lo fa senza menare le mani: a Milano, l’altro giorno, i collettivi hanno subito abbandonato al loro destino i gilet gialli zafferano. Abbiamo bisogno di chi ci contesta. Prima ce ne rendiamo conto, prima la frattura generazionale potrà lentamente cicatrizzarsi. Metti mai che, come hanno già fatto per il referendum, tornino persino a votare.