di Luca Bonzanni
Avvenire, 21 novembre 2024
Nessuno si candida per i posti dirigenziali a Roma, Bologna, Treviso, Pontremoli e Catanzaro. La Uil: è il segno delle carenze anche organizzative. Roma, Bologna, Treviso, Pontremoli, Catanzaro. Solo in quei cinque istituti penali per minorenni (Ipm), ci sono oltre 150 giovanissimi, in bilico sul sottile filo tra la speranza di un futuro diverso e un presente spesso scavato dalle tensioni. Le difficoltà della giustizia minorile sono raccontate dai dettagli: per queste cinque carceri non si trovano comandanti della Polizia penitenziaria, nessun funzionario ha presentato domanda per quei posti vacanti.
È nero su bianco in una nota del dipartimento di Giustizia minorile e di comunità inviata ai sindacati di Polizia penitenziaria, che Avvenire ha potuto visionare: in estate il ministero aveva avviato le “procedure di acquisizione di disponibilità per gli incarichi di comandante” negli Ipm di Roma, Bologna, Treviso, Pontremoli e Catanzaro, ma “purtroppo i predetti interpelli si sono conclusi senza alcuna domanda di partecipazione da parte dei funzionari del corpo di Polizia penitenziaria”. È l’ulteriore segnale di come questo ramo della giustizia viva una fase di costante fatica, anche nel personale.
La stessa nota del Dipartimento cita il “particolare momento che stanno attraversando gli istituti penali peri minorenni”: e dunque, “atteso che non sono pervenute istanze di manifestazione di disponibilità a ricoprire l’incarico di comandante di reparto dei predetti istituti, lasciando vacanti i posti per tale incarico”, è stato chiesto al Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) di “effettuare con urgenza una ricognizione a livello nazionale estesa alla qualifica dei commissari capo e al ruolo degli ispettori per l’attribuzione provvisoria dei predetti incarichi”. In altri termini, si proverà a cercare disponibilità anche tra chi ha un grado più basso, così da affidare a loro una direzione temporanea, in attesa di tempi migliori: accadrà probabilmente per il prossimo giugno, al termine dell’ultimo corso di formazione per neo-commissari.
Perché nessuno ha fatto domanda, finora? La mancanza di candidature, osserva Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil Polizia penitenziaria, “è il segno di carenze anche organizzative. È vero che c’è un’insufficienza organica in tutti i ruoli, compresi quelli dirigenziali, ma molto spesso si sceglie di impiegare queste figure negli uffici e non nelle carceri”. Mancano agenti e funzionari, mancano anche gli educatori, mentre la popolazione delle carceri minorili continua a crescere.
I dati ufficiali del ministero aggiornati a metà ottobre indicano 555 reclusi negli Ipm, contro i 463 che si contavano a metà ottobre 2023 (+19,9% in un anno) e i 392 di metà ottobre 2022 (+41,6% in due anni). Soprattutto, aumentano gli adolescenti: negli Ipm possono teoricamente restare anche i “giovani adulti”, i ragazzi dai 18 ai 24 anni, ma nell’ultimo biennio è esplosa e oggi sono 42 contro i 24 del 2022, +75% e dei 16-17enni (dai 163 del 2022 ai 295 attuali, +81%).
A oltre un anno dal Decreto Caivano e dall’escalation dei reclusi, il ministero della Giustizia sta approntando un piano per aprire (o riaprire) altre quattro carceri minorili tra L’Aquila, Lecce, Rovigo e Santa Maria Capua Vetere per rispondere all’espansione dei numeri. Per farlo servirebbe anche più personale, in teoria, ma il personale già oggi pare quantitativamente insufficiente: “Peri comandanti il problema dovrebbe tendenzialmente mitigarsi nei prossimi mesi, perché si sta svolgendo un corso di formazione per funzionari che porterà a immissioni in ruolo nel 2025 - riconosce De Fazio -.
Rimane però il problema complessivo degli organici: quando col Decreto Carceri si annunciavano mille nuovi agenti in più, segnalammo che non sarebbero stati sufficienti neanche per garantire il turnover. E negli Ipm la situazione è amplificata, perché rispetto agli adulti c’è una forbice numerica enorme”. Il sovraffollamento, stando all’ultimo dossier del Garante nazionale dei detenuti, riguarda 6 dei 16 Ipm maschili ed entrambi gli Ipm femminili.
Intanto i “giovani adulti” tracimano dai minorili alle carceri per adulti: “Le carenze d’organico riguardano anche gli educatori - aggiunge Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio minori dell’associazione. Il progetto del governo sembra sia quello di smantellare le specificità che la giustizia minorile ha da 35 anni, la capacità di guardare al singolo ragazzo e all’approccio educativo, mentre da ogni parte giunge un messaggio di criminalizzazione e sulla necessità di gestire i minori con la stessa durezza che si ha con gli adulti”.










