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di Gianluca Iovine

Il Dubbio, 27 febbraio 2026

Ottantuno opere da 38 istituti di pena ma un vincitore con platea e tavolo visibilmente colpiti impegnati in un lungo e commosso applauso. La giuria acclama l’“opera emozionante di uno scrittore vero” che nel “diritto di non morire per un graffio” e nella metafora di “una muffa che sa dire di no ai batteri” usa la scoperta della penicillina come orizzonte alla condizione detentiva. In videocollegamento Christof Petr, in carcere a Parma, con il racconto “L’errore, la scoperta, la cura” vince “Destinazione Altrove - La scrittura come esplorazione di mondi senza tempo”, sezione speciale del Premio Letterario Castello, unica in Italia riservata alle persone recluse.

Si dichiara “Onorato del Premio”. Spera di “incontrare la Giuria.” Scrive anche per testimoniare “l’abuso dei farmaci in carcere” e “romanzi e sceneggiature teatrali per generare emozioni sotto forma di testi.” Al secondo posto Katarzyna Monika Strzalka da Venezia, con l’opera “Passi” racconto fisico cromatico spettrale sul camminare di un uomo lungo un tempo immutabile tra silenzi pianti sospiri sputi giuramenti con “duecento cervelli tutti presi da un unico pensiero” e “il doloroso canto funebre della pioggia”.

È commossa: “Che posso dire? Sono molto contenta di aver deciso di partecipare a questa cosa. Vi ringrazio di cuore” ricevendo gli auguri di “Buon riscatto e buona uscita” da Antonio Vella promotore del concorso che unisce l’Associazione Culturale “Tracciati Virtuali” in collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria del ministero della Giustizia e la prestigiosa Società Dante Alighieri, hanno creato investendo sulla sensibilità degli invisibili, riaffermando il valore civile e sociale dell’arte in ambiti rieducativi. Al terzo posto l’ex aequo tra un anonimo di Enna, autore de “Il mio mondo altrove”, e Natascia Cordaro, da Latina, premiata per l’opera “Uguaglianza”. La cerimonia di premiazione, svoltasi alla sala consiliare di Città di Castello, inaugura la Ventesima Edizione del Premio tra le interpretazioni al clarinetto della “Czardas di Monti, Suite n 1” e il tema di “The Mission” di Ennio Morricone del Maestro Fabio Battistelli assieme alle letture di brani delle opere premiate dell’attrice Silvia Bardascini.

Di fronte agli istituti superiori della città Antonio Vella, Direttore Generale del Premio Letterario Castello e coordinatore al tavolo, evidenzia che uno degli obiettivi della associazione resta quello di “sensibilizzare i giovani sulle tematiche sociali del nostro tempo, per contribuire così a rendere sempre più consapevoli le nuove generazioni che rappresentano il futuro del nostro Paese”. Cita Alexander Fleming: “Non esiste al mondo investimento più grande della cultura”.

I premiati in quanto ristretti non potranno ritirare l’assegno in denaro e la targa della Dante Alighieri. La consegna avverrà appena verrà accordato un permesso alla persona reclusa. Si commuove ricordando le parole del vincitore 2024 Nicolas Lupo: “Finalmente posso chiamare mia madre e dirle che ho fatto qualcosa di buono” e aggiunge che “responsabilità dell’editore è nel partecipare alla creazione della conoscenza offrendo un vero e proprio focus sociale”.

Il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l’assessore alla cultura Michela Botteghi vedono “la straordinaria valenza culturale e sociale del Premio e il suo valore riabilitativo costituzionalmente riconosciuto reinterpretati tramite la cultura” perché serve “un altrove a ognuno di noi” contro “trappole da cui bisogna uscire per tornare ad essere sé stessi”. Parla il Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dap, Ernesto Napolillo, per il quale simili iniziative sono “fondamentali nella rieducazione del detenuto” da affiancare ad “attività trattamentale e al lavoro che sono nell’80 per cento efficaci per un ritorno positivo dei detenuti alla comunità”.

Il Premio è “Proiezione e speranza di inclusione sociale in un non luogo dove il tempo è sospeso” dando la possibilità che la comunità esterna “partecipi all’esperienza detentiva”. E ricorda il Progetto del Cnel Recidiva Zero “con l’80% delle persone recluse che non tornano a delinquere perché impegnate nel lavoro”. Ma serve un cambio di passo nel recupero sociale” Per Fausto Cardella, già Procuratore Generale dell’Umbria, “Il premio letterario non è solo un gesto simbolico” visto che la privazione della libertà deve avvenire nell’assoluto rispetto della persona e come unica pena e sofferenza inflitta in linea con il dettato costituzionale nonché come momento di rieducazione e progresso per il detenuto”.

Vede con favore che “Il carcere, tramite la scrittura sia luogo di legalità, non di sospensione dei diritti. Sfortunatamente, le condizioni in cui versano le strutture carcerarie rischiano di rendere vani questi sforzi di umanizzazione e di crescita morale.” In video la senatrice Giulia Bongiorno si rivolge commossa alle persone recluse: “Credetemi non passa inosservato, ciò che fate e scrivete. Leggere le vostre opere per me è stato un momento di riflessione e arricchimento segno di una vita interiore fortissima”.

Il senatore Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia vorrebbe: “far visitare ai ragazzi delle scuole un carcere. Ci sono 63.780 detenuti su 53.000 posti. Le conseguenze per le condizioni disumane di detenzione sono delle persone recluse e degli agenti di polizia penitenziaria anch’essi detenuti.” E chiarisce: “Vi sono gli ultimi della terra spesso fuggiti da povertà e massacri per cercare un domani senza essere riusciti a trovarlo poi finiti in un nulla fatto di reati e dipendenze.”

Ricorda che “La Costituzione e la nostra tradizione di diritto non prevedono vendetta” e dunque” imparare un mestiere o fare teatro permettono a chi esce di non tornare a delinquere realizzando l’art. 27 della nostra Costituzione.” Cambiare si può con corsi di formazione accelerati “per mandare le persone recluse subito a lavorare perché finalmente non si parli di carcere solo per i suicidi.” In video il contributo del professor Alessandro Masi della Società Dante Alighieri e Presidente della Giuria del Premio: “Il Premio non risolverà i molti problemi della detenzione” ma serve perché “la cultura riabilita e cambia prospettiva mostrando una costruzione e un sollievo all’attesa della riabilitazione.

Cita “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci e auspica che Dante entri nelle carceri sognando un “Premio anche a Nisida nel carcere minorile”. Per Anna Rossomando vicepresidente del Senato, “Destinazione Altrove” è un’occasione stimolante umanamente e culturalmente.” Esorta a “considerare nella sua interezza la concezione della pena e la funzione rieducativa dell’art. 27 della Costituzione” lamentando la mancanza di “novità particolari dal punto di vista normativo” perché “l’urgenza di intervenire è sempre la stessa.”

Iniziative culturali di livello rappresentano “una ricchezza da coltivare con cura e attenzione. Perché “La letteratura è un luogo che è bello frequentare.” La chiusura è affidata al giurato Osvaldo Bevilacqua, autore di reportages dal carcere: “Questo premio può diventare un riferìmento per politici e addetti ai lavori.” In carcere ha visto “Molti giovani che mi hanno commosso, esortando i coetanei a fare attenzione.”

Ricorda che a Volterra si producevano dolci mentre alcune detenute cucivano vestiti per le bambole. E racconta delle Cene galeotte, “con detenuti tra sala e cucina intenti a servire… agenti e magistrati!” E un ergastolano per duplice femminicidio che aveva capito il male fatto: per una sera era lui lo chef. “E conclude: “Ragazzi il futuro è vostro. Fatelo valere. Non fatevelo rubare” 10.000 volumi consegnati agli istituti di Perugia Spoleto e Roma. I primi dieci classificati al concorso entreranno nell’Agenda della Bellezza edita da Luoghi Interiori.