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di Federica Cravero

La Repubblica, 13 marzo 2022

Nella “sezione filtro” del carcere delle Vallette i reclusi che hanno ingerito ovuli di droga. Condizioni igieniche inaccettabili.

La prima volta che la sezione filtro del carcere Lorusso e Cutugno finisce in una relazione del Garante dei detenuti viene raffigurato “un ambiente gelido, sporco e maleodorante, le persone sedute a terra con una coperta addosso, costrette a dormire senza brande e senza materassi e a passare le giornate in cinque o sei assieme in una stanza di otto metri quadrati, guardando attraverso le sbarre la televisione sulla scrivania degli agenti”.

La ministra: “Un reparto inguardabile” - È il 2017. Cinque anni e poche migliorie dopo, è la ministra della Giustizia Marta Cartabia a descrivere la sezione in cui vengono detenuti i presunti “ovulatori” come “un reparto inguardabile per la disumanità, tanto per le condizioni in cui deve operare la polizia penitenziaria quanto per quelle in cui si trovano i detenuti”.

La visita della Guardasigilli alla casa circondariale di Torino è passata sia dalle aule didattiche in cui ha respirato la speranza nel “volto di un ragazzo che il 30 marzo si laurea dopo aver svolto un percorso di studio proprio all’interno del carcere”, ma è passata anche dalle celle lisce al piano terra del padiglione A.

Caso unico in Italia - Non c’è altro carcere in Italia dove sia stato creato un reparto con la finalità di recludere i detenuti sospettati di aver ingerito ovuli pieni di stupefacenti, in attesa che li evacuino attraverso le feci. Ragion per cui nelle celle della sezione filtro non ci sono i servizi igienici né le docce, ma tutti fanno riferimento a un “wc nautico” in cui si devono raccogliere tra le defecazioni anche gli involucri per sottoporli al narcotest.

Un’operazione che inizialmente doveva essere svolta da personale sanitario opportunamente protetto, ma nel tempo è diventato prassi che sia la polizia penitenziaria a occuparsene. E non ci sono nemmeno mobili in cui poter occultare degli ovuli e inizialmente non c’erano neanche i materassi, visto che alcuni provavano a nascondere la droga in mezzo alla gomma piuma.

La raccolta degli ovuli - È stata la Garante dei detenuti di Torino Monica Gallo la prima nel 2017 ad aver fatto emergere la necessità di provvedimenti urgenti: “Ho visto ragazzi disorientati, che non parlano italiano e che non sanno per quanto tempo dovranno stare in quelle condizioni”, ha raccontato. Poco dopo erano arrivati i letti con materassi antitaglio e un macchinario per evitare che il personale svolgesse a mano la raccolta degli ovuli. Ma per il resto non è cambiato molto, nonostante i ripetuti appelli anche del garante nazionale che ora auspica “che l’intervento della ministra dia un chiaro impulso per la chiusura del reparto”.

La sezione filtro è nata come una sperimentazione nel 2009, dopo che si era riscontrato un giro di spaccio all’interno delle celle, di detenuti che uscivano in permesso premio e poi rientravano con lo stomaco imbottito di stupefacente o che si facevano arrestare apposta per poi vendere droga ai compagni di cella. E si erano verificate anche diverse morti per overdosi causate dalla rottura di ovuli.

Ospedale, la soluzione - La sezione filtro era sembrata una soluzione valida anche per la sanità regionale e la procura di Torino, che avevano siglato un protocollo in vigore ancora oggi. “Abbiamo già avviato un dialogo con le diverse istituzioni per superare questa situazione”, ha annunciato Cosima Buccoliero, da pochi mesi direttrice del Lorusso e Cutugno. Nel resto del Paese sono gli ospedali il luogo in cui trattenere i sospetti “ingoiatori” che nel tempo si sono specializzati realizzando involucri con pellicole che sfuggono alle radiografie. E anche a Torino ci sono locali all’ospedale Cto riservati ai pusher minorenni, quasi inutilizzati.