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Avvenire, 8 febbraio 2020


Gentile direttore, scrivo per chiedere una rettifica a quanto affermato nella lettera pubblicata il 28 gennaio 2020 a firma degli psicogeriatri Luigi Ferrannini e Gianfranco Nuvoli sotto al titolo "Detenuti anziani, il buio dopo la libertà. Servono nuove forme di accoglienza".

Il passo cui mi riferisco è questo: "E allora il problema non si può risolvere, a nostro avviso, con altre forme, forse più invalidanti nel corpo e nella mente, di "detenzione attenuata", come l'inserimento nelle cosiddette "Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza" (Rems), ricordate peraltro nell'articolo dal Garante dei detenuti di Roma, dove l'anziano si trova a vivere con persone di ogni età - dai giovanissimi ai meno giovani - che hanno commesso un reato anche grave, ma sono stati giudicati non imputabili per la presenza di un disturbo psichiatrico, e con i quali non può certo ritrovare senso e speranza per la sua vita, ma più frequentemente diventa piuttosto oggetto di stigma e di esclusione dal contesto sociale".

Nell'intervista citata, infatti, io ho parlato di Rsa (Residenze sanitarie per anziani) e non di Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), che sono destinate ad altre situazioni.

Gabriella Stramaccioni, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale

 

Gentile Garante, prendo volentieri atto della sua richiesta. Sottolineo semplicemente che la lettera dei professori Ferrannini e Nuvoli aveva fatto seguito all'articolo che su "Popotus", il nostro inserto bisettimanale per bambini, abbiamo dedicato lo scorso 21 gennaio 2020 al tema degli anziani non autosufficienti e già detenuti che non sanno dove andare una volta giunti al momento della scarcerazione.

Sottolineo inoltre che la citazione nella lettera e nell'articolo delle parole e dei concetti che lei ha consegnato al collega Paolo Mele dell'agenzia Ansa lo scorso 15 gennaio, a proposito sia di Rsa sia di Rems, non è stata in alcun modo polemica nei confronti suoi e del suo impegno per ottenere dalle Istituzioni preposte risposte adeguate al problema di diverse persone in condizioni altrettanto diverse alle quali - cito ancora le sue parole - si riesce a dare collocazione solo "in qualche caso" e "con l'aiuto della Chiesa". Grazie per la sua azione di garanzia.

Marco Tarquinio