di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 8 aprile 2022
Rapporto Space del Consiglio d’Europa. Nonostante la pandemia ancora troppi detenuti rispetto ai posti. Giuliano Amato: “Sovraffollamento misura di tutti i problemi, la Corte potrebbe rioccuparsene”. Antigone sui suicidi: “Sconfitta istituzionale”.
Se si esclude il piccolissimo Liechtenstein, nessun Paese membro Consiglio d’Europa ha tanti detenuti in là con gli anni quanto l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, oltre un recluso su 4 (il 26,7) ha più di 50 anni. E ciò si traduce con l’elevata presenza di detenuti anziani - molto più che cinquantenni - spesso malati, nelle celle delle carceri nostrane. È uno dei dati più rilevanti del rapporto Space, nel quale il Consiglio d’Europa analizza ogni anno la situazione delle prigioni dei suoi Paesi membri. C’è anche la Russia, perché i dati sono aggiornati a fine gennaio 2021, quando ancora non era stata espulsa. Il nostro paese è tra i primi posti anche per quanto riguarda il sovraffollamento. E per i suicidi in cella.
Per avere un termine di paragone sui detenuti over 50, basti pensare che la Francia - che ha sui penitenziari problemi simili ai nostri - ha il 12,7% dei reclusi che hanno superato il mezzo secolo di vita. La Finlandia, Paese virtuoso, ne ha il 14,5%. E la Turchia, dove però l’età media è molto più bassa, il 12,5%.
I numeri si traducono in storie. E quelle dei detenuti molto anziani (anche over 80) sono tante. Si tratta spesso di persone che, per questioni di salute, dovrebbero scontare quel che resta della pena lontane dai penitenziari. E invece restano in prigione. È il caso, ad esempio, di quello che fino a pochi mesi fa è stato il detenuto più anziano d’Italia: Carmine Montescuro, già boss napoletano, che è stato scarcerato a febbraio. Aveva 88 anni e 17 patologie, ma incredibilmente le porte del carcere per lui ancora non si erano aperte. La sua storia è nota, l’ha raccontata Il Riformista, tante altre restano nell’ombra.
A un gran numero di over 50 corrisponde un’elevata età media: nelle prigioni italiane è di 42 anni. Fanno peggio solo la Georgia, con 44, e il Liechtenstein, con 43,5. Sempre per allargare lo sguardo e dare un termine di paragone, in Francia l’età media è di 34,6 anni, in Finlandia 37,3. In Turchia 36.
Il sovraffollamento resta un grosso problema. Perché la mancanza di spazio, quando si è reclusi, si traduce in mancanza di diritti. Per quanto la popolazione penitenziaria sia diminuita - in Italia come nel resto dei Paesi membri - nelle prigioni nostrane ci sono più detenuti che posti. Con un tasso di affollamento che si attesta intorno al 105,5%. I detenuti in totale sono poco meno di 54mila. Prima dell’arrivo del Covid superavano i 60mila. La situazione, dunque, è meno drammatica, ma resta complicata. E, soprattutto, irrisolta. Peggio dell’Italia su questo aspetto ci sono solo Romania, Grecia, Cipro, Belgio e Turchia. Sul tema è intervenuto anche Giuliano Amato, presidente della Corte costituzionale. Rispondendo a una domanda di HuffPost, durante la conferenza stampa successiva alla lettura della relazione sul 2021, ha detto: “Il sovraffollamento è la questione pregiudiziale di un tema difficile, il misuratore di tutti i problemi delle carceri. La Corte se ne è occupata in passato e aveva detto ‘questo problema va risolto, altrimenti dobbiamo risolverlo noi. Può darsi che la questione torni davanti alla Corte. E mi fermo qua”. Lasciando intendere che la Consulta potrebbe, secondo le sue prerogative, intervenire sulla costituzionalità di qualche norma che non impedisce il sovraffollamento.
L’altro dato rilevante, nonché il più drammatico, riguarda i suicidi. Nel 2020 l’Italia era al decimo posto per le persone che si sono tolte la vita nei penitenziari. Non è andata meglio nel 2021, quando i detenuti che si sono suicidati sono stati 61. E non sta andando meglio - come HuffPost aveva già raccontato - quest’anno. Dall’inizio del 2022, infatti, secondo i dati di Antigone si sono tolti la vita già 17 reclusi.
“Questi numeri ci suggeriscono alcune riflessioni: ogni suicidio è una scelta personale che non va standardizzata né bisogna andare alla ricerca forzata di capri espiatori. Ma ogni suicidio è anche una sconfitta istituzionale in quanto non ci si è resi conto della disperazione di quella persona”, osserva Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Che aggiunge: “I numeri della popolazione detenuta sono tali che il personale non sempre riesce a intercettare quel bisogno di aiuto”. Come provare a fare in modo che questi drammi si riducano? “Qualora dovessimo indicare un’azione immediata per la prevenzione dei suicidi suggeriremmo una estensione della possibilità di telefonare ai propri cari. Oggi la corrispondenza telefonica è troppo ristretta anche rispetto ad altri paesi europei. Qualora a un detenuto vengano in mente pensieri suicidari forse potrebbe scacciarli con una telefonata a una persona cara”, conclude Gonnella.
Per tornare alle cifre, il tasso di suicidi nel 2020 in Italia è stato pari a 11,4 per ogni 10mila detenuti. Il Paese con il tasso più alto è la Francia (27,9), seguita da Lettonia (19,7), Portogallo (18,4), Lussemburgo (18), Belgio (15,4), Spagna-Catalogna (14), Lituania (13,2), Estonia (12,8) e Olanda (12,7).
Fa riflettere anche il numero - coerente con gli anni precedenti - di detenuti in attesa di sentenza definitiva. Sono il 31%. Uno su tre. Presunti innocenti, ma in cella. Nonostante, come ha ripetuto anche il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, la detenzione cautelare debba essere considerata una extrema ratio. Anche a questo problema Amato ha fatto un riferimento, rispondendo ad Huffpost: “Sappiamo che un numero elevatissimo di carcerati è costituito dalle persone in attesa di giudizio e quindi il tema è quanto durano questi giudizi, quanto tempo ci vuole per liberarsi del carico. Poi ci sono altre questioni che riguardano la tipologia dei fatti punti con pena detentiva o altre formule”.
Colpisce, ma anche in questo caso purtroppo non è una novità, il numero dei bambini che sono in carcere con le loro mamme. In Italia al 31 gennaio 2021 erano 29, uno dei dati più alti della tabella. Per trovare numeri più alti bisogna guardare alla Polonia, dove sono 53, alla Russia, dove invece sono 330. E alla Turchia, dove addirittura sono 397. Infanzie negate, a Roma, come a Varsavia, a Mosca o ad Ankara.











