di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 18 giugno 2026
Il protocollo firmato da Andisu (Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario) e Cnupp (Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari) punta a garantire a tutti i detenuti-studenti standard minimi di tutela. “L’intesa Andisu-Cnupp sul diritto allo studio per persone sottoposte a limitazioni di libertà o esecuzione penale esterna è un piccolo passo non solo verso l’umanizzazione della pena, ma un grande passo verso il recupero pieno alla società del detenuto. Un fatto dunque di giustizia e di umanità, ma anche una risposta concreta ed efficace di recupero e reinserimento”. Così Emilio Di Marzio, presidente di Andisu (Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario) fotografa la portata del protocollo d’intesa nazionale siglato il 29 maggio 2026 con la Cnupp (Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari).
Un coordinamento sistematico tra università ed enti regionali - Questo accordo rappresenta l’atto ufficiale che coordina, per la prima volta in modo sistematico, la collaborazione tra il mondo accademico e gli enti regionali per il diritto allo studio (come ERSU, ADSU e ARDSU). Lo scopo è azzerare il divario tra le diverse regioni italiane, garantendo a tutti i detenuti-studenti standard minimi di tutela. Il protocollo stabilisce il diritto all’esonero totale dalle tasse universitarie (fatta salva la marca da bollo di 16€) e alla fornitura gratuita del materiale didattico. Inoltre, i criteri di merito vengono rimodulati con flessibilità, equiparando le difficoltà oggettive della vita in cella a quelle previste per gli studenti con disabilità. Nei progetti più avanzati, come quello pilota di Sassari, l’intesa garantisce persino l’accesso a mense e alloggi universitari per chi ottiene la semilibertà o l’esecuzione esterna.
L’abbattimento della recidiva e i dati sulla formazione - L’impatto di questo impegno interessa l’intera collettività visto che dagli ultimi dati è emerso che la recidiva si abbatte del 70% per i detenuti che intraprendono un percorso accademico. Inoltre la formazione penitenziaria in forte crescita: oggi sono 1.978 i detenuti iscritti ai corsi di laurea, distribuiti in 55 atenei italiani e supportati da 900 operatori tra docenti e tutor. La presenza femminile è quasi raddoppiata in dodici mesi, raggiungendo le 104 studentesse (il 3,5% della popolazione carceraria femminile). Territorialmente, la Toscana guida la classifica con più iscritti (350), seguita da Lazio (282), Lombardia (271) e Campania (222). Per l’accesso alle tutele laddove non operi l’esonero totale, i parametri Isee nazionali si attestano su una soglia limite di € 27.948,60 (e un ISPE di € 52.902,43).
Le discipline più scelte e le sfide logistiche - La netta preferenza degli studenti detenuti per corsi come Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza o Scienze Politiche è legata a precisi motivi logistici perché l’area umanistica e sociale si adatta alle restrizioni strutturali del carcere rispetto alle discipline scientifiche o mediche, impraticabili per la mancanza di laboratori. Inoltre, l’assenza dell’obbligo di frequenza permette lo studio autonomo in cella, supportato da tutor e studenti magistrali che portano dispense e libri a chi non ha accesso a internet.










