di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 maggio 2026
Il Governo corregge il provvedimento: sì alla semiresidenzialità. In caso di mancato compimento il percorso potrà essere ripetuto. Si allarga il perimetro dei reati interessati, si apre alla semiresidenzialità, si ammette la fruizione reiterata. Il Governo modifica il disegno di legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, in discussione al Senato in commissione Giustizia, e incontra un sostanziale favore dalle opposizioni. Che si tratti di misure che non devono essere ascritte a uno schieramento politico, peraltro, è lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, titolare della delega in materia di politiche antidroga, nei suoi interventi in commissione.
L’obiettivo condiviso è quello di rafforzare un circuito alternativo al carcere centrato su strutture residenziali di comunità per favorire le prospettive di recupero di una categoria di condannati diffusa e particolarmente problematica. Al 31 dicembre 2024, si contavano oltre 19.755 detenuti con tossicodipendenza (circa il 31% della popolazione carceraria), ai quali andavano aggiunti circa 6.300 alcoldipendenti.
Cosa prevede l’emendamento - Nel dettaglio, l’emendamento del Governo prevede di estendere il limite massimo di 8 anni di pena da scontare, per l’accesso al sistema di comunità, anche ai casi di rapina aggravata ed estorsione aggravata, reati esclusi nella versione originaria del provvedimento perché considerati più gravi e da fare rientrare nel più basso limite di 4 anni. Si tratta di reati, ha spiegato Mantovano, molto spesso commessi tra le mura familiari in relazione con la dipendenza: “Quanto alla preoccupazione eventuale per la sicurezza, ribadisce che non è un costo da pagare in quanto attraverso i percorsi di recupero si elimina alla radice la dipendenza, ovvero la causa che ha indotto il soggetto a compiere il reato”.
Altro elemento di novità introdotto dall’emendamento governativo, ma contenuto anche negli emendamenti delle opposizioni, è rappresentato dall’apertura alla semiresidenzialità. A emergere infatti non è stata solo la necessità di ampliare la platea delle strutture disponibili, ma anche la possibilità di offrire al detenuto un percorso di recupero all’interno di un nucleo familiare che può facilitare l’uscita dalla tossicodipendenza. Cancellato poi il divieto di utilizzo ripetuto del beneficio. “Infatti - ha sottolineato Mantovano -, in coerenza con le finalità di recupero dell’istituto, si ammette la possibilità che il percorso possa non andare a compimento per ragioni diverse dalla reiterazione del fatto di reato ma, ad esempio, per ragioni collegate al mancato inserimento nella giusta comunità di recupero”.
Tempi di decisione e approvazione - Certo Mantovano non si è nascosto dietro il nodo dei tempi di decisione: “Il sistema, infatti, deve poter funzionare in tempi che non sono quelli attuali. È un dato obiettivo che le decisioni dei magistrati di sorveglianza sulla possibilità di accedere a questi percorsi, psicologicamente molto difficili per chi li intraprende, siano in questo momento di circa un anno e mezzo. Ciò rischia di vanificare le buone intenzioni di chi ritiene di poter combattere contro la propria dipendenza”. Sui tempi di approvazione si prova ad accelerare: il termine per integrazioni all’emendamento del Governo è infatti stato fissato a lunedì prossimo.











