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di Davide Varì

Il Dubbio, 19 agosto 2026

Il procuratore di Napoli contro la legge approvata a fine luglio: “Basta riforme”. La legge per trasferire i detenuti tossicodipendenti in comunità? “Un indulto mascherato”. Parola di Nicola Gratteri, che intervenendo ieri sera a un incontro sulla legalità a Casali del Manco ha criticato il provvedimento che entrerà in vigore il 21 agosto. Licenziata in via definitiva alla Camera a fine luglio con lo scopo di alleggerire le carceri sovraffollate, la legge consente di scontare in comunità terapeutica o in un luogo idoneo una pena fino a otto anni, che scendono a quattro quando nel titolo esecutivo compaiono reati ostativi, con l’eccezione della rapina e dell’estorsione aggravate. Le criticità sollevate riguardano soprattutto i fondi, che valgono poco più di 19 milioni di euro l’anno. L’analisi allegata al disegno di legge stima in 14.583 i detenuti già reclusi che potrebbero rientrare nella misura, ai quali se ne aggiungono oltre ottomila che potrebbero accedervi dalla libertà. I posti nelle comunità terapeutiche sono 13.276, quasi tutti gestiti da privati e in larga parte già occupati. 

Ma il tema per Gratteri è un altro. “Mesi fa - ha spiegato il procuratore di Napoli - avevo pregato di non fare più riforme, perché ogni volta che si tocca qualcosa si smontano pezzi. Durante il referendum chi era per il sì diceva che con il no gli spacciatori sarebbero stati liberi, oggi questo governo ha voluto che per arrestare uno spacciatore bisogna avvertirlo 5 giorni prima, interrogarlo e poi il giudice emette l’ordinanza”. “Quando parlo alla gente - ha aggiunto - faccio tanti esempi, perché i cittadini devono essere messi nella condizione di capire. Abbiamo vinto il referendum perché abbiamo spiegato le cose con un linguaggio non tecnico-giuridico. Molti miei colleghi hanno il complesso di non essere presi sul serio e fanno convegni per pochi intimi. Io ho detto di spiegare le cose alla gente comune nei luoghi di tutti i giorni”.

“Di tutte le riforme fatte da questo governo - ha aggiunto - salverei solo la possibilità di indagare, intercettare e arrestare gli hacker. Il resto lo abrogherei e ripartirei da buona fede, rivedendo il codice penale, di procedura penale e l’ordinamento giudiziario. Ma prima ancora la precondizione è la geografia giudiziaria. Non possiamo pensare al pianeta giustizia come a un indotto. Ci sono tribunali con pochi giudici che non riescono a lavorare e per arrestare una persona servono tre gip che nei tribunali piccoli non ci sono”. “Bisognerebbe accorpare i tribunali piccoli. Ci sono circa 250 magistrati in giro nei vari ministeri o commissioni a fare lavori burocratici - ha concluso Gratteri - facciamoli tornare a scrivere sentenze e mettiamo a regime la geografia giudiziaria”.