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di Massimo Coppero

La Stampa, 7 aprile 2023

Abolito il sussidio, svaniscono i relativi raggiri. Anche quelli già commessi prima della rivoluzione imposta dal governo di Giorgia Meloni. Era una delle criticità già emerse, e segnalate dalle opposizioni, durante il dibattito parlamentare sulla nuova legge di bilancio nella quale è stata disposta l’abolizione del Reddito di cittadinanza.

Con l’abrogazione del famigerato sussidio, che partì nel 2019 con il governo gialloverde, il Parlamento a maggioranza di destra lo scorso autunno ha cancellato anche le sanzioni per gli imputati di truffe sulla misura assistenziale. E ieri in tribunale ad Asti vi è stata una delle prime applicazioni della legge. Un pregiudicato di 40 anni residente a Carmagnola, Alessio Ghia, è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato” dal giudice Alberto Giannone. Per le motivazioni bisognerà attendere 60 giorni.

L’imputazione era di violazione di uno degli articoli della legge istitutiva del Reddito, quello che impone ai beneficiari di comunicare ogni variazione della propria condizione personale indicata come rilevante per l’ottenimento della provvidenza pubblica. Ghia non aveva segnalato all’Inps di essere stato arrestato nel maggio 2020, e di essere stato recluso nella casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino per scontare una condanna definitiva ad un anno per lesioni e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Fatto commesso nel 2014. La carcerazione è una delle cause di perdita del beneficio. La tessera per gli acquisti mensili sarebbe rimasta nelle mani dei suoi familiari fino alla scadenza dei 18 mesi, nell’ottobre 2020.

Per gli ultimi cinque mesi di presunta “indebita percezione”, la procura aveva contestato la violazione della norma. La qualificazione giuridica non era però, come negli altri casi di presunti raggiri ad enti pubblici, di truffa ai danni dello Stato. Un dettaglio non da poco, visto che il Parlamento, sempre nel 2019, approvando il Reddito aveva infatti previsto un reato “autonomo” per coloro che non comunicano correttamente all’Inps i dati personali determinanti per la concessione del sussidio. La conseguenza di questa decisione? Abrogando in fretta e furia il Reddito, il nuovo Parlamento di destra ha abolito anche gli articoli di legge con le relative sanzioni.

La cancellazione totale della legge istitutiva del Reddito decorrerà dal gennaio 2024. Ma autorevoli giuristi, e parlamentari d’opposizione, si sono chiesti se sia possibile pronunciare una condanna per un fatto non più previsto dalla legge come reato, anche se in modo “posticipato”. Un guazzabuglio giuridico che costituisce un inedito nella pur tribolata e raffazzonata produzione legislativa italiana.

Un particolare fatto notare dall’avvocato Claudia Cristofori, legale di Ghia, ieri in una brevissima arringa al processo. E il giudice Giannone, al termine di una camera di consiglio pre-dibattimentale, vale a dire prima ancora della richiesta di pena della procura ha pronunciato la sentenza di assoluzione. L’avvocato Cristofori aveva anche proposto di assolvere l’imputato per mancanza di dolo: rinchiuso in carcere, non avrebbe avuto la possibilità concreta di segnalare all’Inps la propria nuova condizione di detenuto. Un’incombenza che sarebbe toccata all’Amministrazione penitenziaria. “È stata riconosciuta una causa di non punibilità evitando in questo modo di svolgere tutto il processo - sottolinea l’avvocato Cristofori - Leggeremo le motivazioni, ma ritengo sia stata stabilita dal giudice l’applicabilità della legge penale più favorevole all’imputato, cioè quella del 2022 che ha abrogato reddito e sanzioni”.