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di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

Corriere della Sera, 13 maggio 2025

Anche il sindaco Beppe Sala si è detto “sgomento” per questa vicenda: “È difficile spiegare alla gente perché fosse fuori”. Emanuele De Maria aveva avuto accesso al lavoro esterno dopo aver scontato cinque dei 14 anni e 3 mesi di pena per omicidio, come prevedono le norme. Era stata la direzione del carcere di Bollate - il penitenziario con il più basso tasso di recidiva d’Italia - a chiedere al Tribunale di sorveglianza di Milano l’autorizzazione all’impiego nell’hotel “Berna” di via Napo Torriani. Un lavoro alla reception dell’albergo quattro stelle “particolarmente indicato”, a parere del datore di lavoro, per la sua conoscenza di cinque lingue.

L’inizio il 29 novembre 2023 con contratto a tempo determinato, poi trasformato il 25 novembre dell’anno successivo in indeterminato. Un percorso carcerario immacolato, documentato dalle relazioni degli educatori e dai giudizi del datore di lavoro. Una storia modello di “reinserimento sociale”. Poi però ci sono le ultime 48 ore di De Maria che iniziano venerdì pomeriggio con l’omicidio della collega con cui aveva una relazione, la 50enne Chamila Wijesuriya, l’agguato quasi mortale all’altro collega 50enne egiziano di sabato mattina, e l’epilogo con il lancio nel vuoto dalla terrazza del Duomo nel primo pomeriggio di domenica. Queste le parole del marito di Chamila.

Un caso che ha scatenato una rovente polemica politica con il ministero della Giustizia che sta svolgendo accertamenti sulle procedure che hanno portato alla concessione del lavoro esterno. E non è escluso che il Guardasigilli Carlo Nordio possa inviare gli ispettori a Milano. Dall’altro lato c’è il timore che il caso venga “strumentalizzato” dal governo per una stretta sul lavoro esterno e le misure alternative, con le carceri travolte dal sovraffollamento: 62.422 detenuti a fronte di una capienza di 51.281 posti.

Ieri anche il sindaco di Milano Beppe Sala si è detto “sgomento” per questa vicenda: “È difficile spiegare alla gente perché fosse fuori”. “Non spetta al Dap concedere il permesso di lavorare all’esterno e dunque sulla vicenda l’amministrazione penitenziaria non c’entra nulla - la replica del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. È la magistratura ad aver fatto una scelta e credo che bisogna dunque chiedere a quest’ultima”.

A invocare l’invio degli ispettori è anche il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Le valutazioni della magistratura sono state evidentemente sbagliate ed è necessario individuare le colpe e sanzionare chi ha commesso un errore così grave”. Il legale di De Maria, l’avvocato Daniele Tropea, ha confermato “l’ottimo percorso all’interno del carcere”, tanto che era pronto a chiedere la semilibertà: “La sua posizione era stata valutata dall’area educativa di Bollate e dal magistrato di Sorveglianza. Non mi sarei mai aspettato nulla di quanto accaduto”.

Sul fronte delle indagini, squadra Mobile e Nucleo investigativo dei carabinieri, coordinati dal pm Francesco De Tommasi, lavorano per ricostruire le ultime ore di De Maria. Il 35enne ha acquistato il biglietto per accedere alla terrazza del Duomo sabato alle 12.30, sei ore dopo l’aggressione al collega, ma con l’ingresso programmato per domenica. Forse non c’era posto per quel giorno, ma per gli inquirenti è il segnale che De Maria avesse “pianificato” la sua azione. Verifiche su un suo possibile ritorno la mattina di domenica al Parco Nord dove venerdì aveva nascosto il corpo di Chamila (la donna aveva alcune foglie in bocca), anche se al momento le telecamere sembrano escluderlo.