di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 14 febbraio 2025
Ma il Dap fa ricorso contro l’ordine del giudice di fornire la “stanza dell’affettività” entro 60 giorni. Il detenuto campano, ristretto nella Sezione Alta Sicurezza del penitenziario di Terni, vorrebbe avere un figlio. Ha chiesto alla direzione di poter avere incontri intimi con la compagna, forte di una sentenza della Corte costituzionale che un anno fa si era espressa per il sì ai rapporti sessuali in carcere, ricevendo un secco no. A quel punto ha presentato reclamo al magistrato di sorveglianza, Fabio Gianfilippi. È stato lui a mettere nero su bianco la missiva con cui chiede alla direzione del penitenziario ternano di adempire entro sessanta giorni alla richiesta del detenuto campano, mettendo a sua disposizione la stanza dell’affettività.
Una missiva che ha avuto la pronta risposta del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che ha già fatto appello al tribunale di sorveglianza di Perugia contro la richiesta avanzata da Fabio Gianfilippi dopo il reclamo del detenuto. Un modo per tentare di allungare i tempi di una decisione che comporta sforzi organizzativi non indifferenti. La messa a disposizione delle stanze dell’affettività richiede spazi adeguati e il dap da qualche mese sta studiando come poterli reperire. L’ipotesi è quella di creare unità abitative dedicate ma ci vuole tempo e un impegno economico.
A rimettere la questione alla Corte costituzionale era stato lo stesso magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, che riteneva che il controllo a vista sui colloqui con il partner implicasse per il detenuto “un vero e proprio divieto di esercitare l’affettività in una dimensione riservata, e segnatamente la sessualità”.
La sentenza di un anno fa, che dice si al sesso in carcere e no ai controlli a vista sui colloqui in cella col partner, nata dal ricorso presentato da un detenuto laziale che all’epoca era ristretto a Sabbione, avrebbe dovuto rivoluzionare l’organizzazione dei penitenziari. Chiamati a prevedere la realizzazione di quelle casette dell’amore di cui si discute da anni. Fin qui non ci sono stati passi in avanti e ora c’è da decidere in fretta sulla nuova istanza del detenuto campano che vuole diventare padre. Vicenda che si discuterà nelle aule del tribunale di sorveglianza di Perugia.
“La Corte costituzionale un anno fa ha riconosciuto il diritto all’affettività dei detenuti un diritto fondamentale, da ricollegare all’articolo 2 della Costituzione ed è grave che ci sia voluta la Corte per ristabilirlo” dice Giuseppe Caforio, garante dei detenuti per l’Umbria, che sottolinea la lungimiranza della magistratura di sorveglianza di Terni sul delicato tema.
“Detto ciò - aggiunge con forza Giuseppe Caforio - i diritti non si possono barattare con le inefficienze o l’incapacità amministrativa. Concordo col magistrato Gianfilippi nel dare un termine congruo di sessanta giorni dopo di che è evidente che qualcuno non sta facendo il proprio dovere. La sentenza è di un anno fa e ad oggi nulla è stato fatto. È giunto il momento che qualcuno faccia il proprio dovere - insiste il garante dei detenuti - e se non lo fa ne pagherà le conseguenze. Immaginiamo che questa vicenda avrà una pioggia di ricorsi con richieste di risarcimento danni che finiranno di fronte alla giustizia contabile per cui ritengo che sia giunta l’ora di decidere su quello che, come stabilito, è un diritto fondamentale”.











