di Dafne Roat
Corriere del Trentino, 21 dicembre 2025
Sentenza depositata dopo 4 anni. La Corte d’appello nega il risarcimento, ma la Cassazione gli dà ragione. Associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Hashish e cocaina perlopiù. C’era anche lui al casello autostradale di San Michele - aveva sostenuto l’accusa - quando era arrivato il carico di 10 chili di hashish e un etto di cocaina. “Era su un’altra auto, aveva il ruolo di bonifica”. Accuse pesanti. Era il 22 giugno 2016. “Non c’entro”, si era difeso lui. Ma non è bastato. Nessun arresto, ma quasi un anno dopo era arrivata la doccia gelata: un ordine di custodia cautelare per aver “agevolato” il corriere della droga. Si erano così aperte le porte del carcere, 28 giorni in cella, altri 385 agli arresti domiciliari, poi l’udienza davanti al gup e infine l’assoluzione. Non ci sarebbe stata alcuna prova della sua presenza al casello autostradale.
È iniziata così la lunga battaglia legale di un trentasettenne di origini marocchine per ottenere giustizia. L’arresto, i lunghi e interminabili giorni dietro alle sbarre e poi chiuso in casa, avevano segnato profondamente la sua famiglia. La compagna, a causa del forte stress, aveva perso il bimbo che stava aspettando. Un dolore profondo. Forse è stato anche questo a spingere l’uomo a combattere per ottenere giustizia. Attraverso il suo avvocato Filippo Fedrizzi ha deciso di chiedere i danni per l’ingiusta detenzione. Un conto salato per lo Stato. Per ogni giorno trascorso ingiustamente in carcere è previsto un indennizzo economico di circa 235 euro, mentre per gli arresti domiciliari l’ordinamento prevede un risarcimento di poco più di 117 euro al giorno. I conti sono presto fatti, ma a questo si aggiungono anche i danni morali che la difesa ha chiesto per la perdita del figlio del trentenne. Si parla di una cifra complessiva attorno ai 100mila euro. Ma la Corte d’appello con un’ordinanza depositata il 16 giugno 2025, ha rigettato la richiesta di risarcimento del trentasettenne. Lui non si è arreso ed è arrivato fino in Cassazione che gli ha dato ragione e ha rinviato gli atti alla Corte d’appello che dovrà pronunciarsi di nuovo. “Un errore giudiziario”, insiste la difesa.
Nel ricorso i legali ripercorrono il dramma vissuto dallo straniero, l’incubo della detenzione, e sottolinea la sofferenza dei familiari per un’accusa che ha sempre ritenuto ingiusta. Non solo: non ci sarebbe stata alcuna prova della presenza dell’uomo al casello autostradale quando le forze dell’ordine avevano intercettato il carico di droga, ma, come evidenzia il giudice nella sentenza di assoluzione, a carico dello straniero ci sarebbero sono “generiche conversazioni intercettate”. Alcune telefonate con il corriere della droga sarebbero bastate a mettere nei guai il trentenne che lavorava alla reception di un B&B, pare frequentato proprio dal presunto trafficante.
L’uomo ha dovuto attendere quattro anni per leggere le motivazioni della sentenza, diventata irrevocabile solo a settembre del 2023. Il 31 maggio 2024 si era aperta l’udienza davanti ai giudici d’appello per il procedimento di ingiunta detenzione e quasi un anno dopo era arrivato il diniego della Corte. I giudici hanno evidentemente valutato in modo diverso il ruolo dell’uomo nel presunto traffico di droga. Per la Cassazione, invece, i contatti telefonici tra i due sono “un elemento assolutamente neutro”.
Non si conosce infatti il contenuto delle conversazioni rispetto ai quali “la difesa - sottolinea la Corte in sentenza - fornisce una spiegazione lecita”. I due si conoscevano perché il trentasettenne lavorava alla reception della struttura dove il corriere soggiornava periodicamente, durante i suoi viaggi in Trentino. Diverso - osservano i giudici - sarebbe stato se il trentasettenne fosse stato controllato al casello. Ma “la criptica sentenza di assoluzione sembra sottointendere - scrive il collegio presieduto dal giudice Andrea Montagni - che questo accertamento non sia stato fatto”. La Corte d’appello dovrà quindi rivalutare il caso.









