di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2026
Sessantaduemila detenuti in carceri che ne potrebbero contenere quarantottomila. Il conto è questo, non è nuovo, e il governo lo sa da quando si è insediato. In tutta questa legislatura non è stata approvata nessuna misura strutturale per ridurre i flussi in entrata, non è stato ampliato l’accesso alle misure alternative, non si è intervenuti sulla custodia cautelare che continua a riempire le celle di persone non ancora condannate. Quello che rimane, l’unica risposta concreta messa sul tavolo, è il programma del commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio, che sei giorni fa ha portato il suo piano davanti alla Commissione Giustizia della Camera. Quattrocento cinquantadue milioni di euro, oltre 6.000 nuovi posti detentivi da realizzare entro il 2027. Una risposta parziale a un’emergenza che il governo stesso ha contribuito ad aggravare, creando nuovi reati a ogni fatto di cronaca e ignorando sistematicamente le soluzioni che non richiedono mattoni.
Il piano si articola in cinque linee: completamento di opere già avviate dal Dap ma mai concluse, moduli prefabbricati e nuovi padiglioni permanenti, manutenzione straordinaria per celle inagibili, una piattaforma digitale per censire i 209 istituti, e otto grandi interventi trasferiti dal Ministero delle Infrastrutture, tra cui Milano Opera, Brescia Verziano e Bologna. L’onorevole Cafiero De Rao ha fatto la somma dei posti indicati linea per linea: il totale si ferma a 5.105, non 6.000. Doglio non ha smentito. Ha spiegato che il piano complessivo da 10.600 posti include anche interventi del Dap e del Mit estranei al suo programma, ma ha ammesso che questi 4.000 posti aggiuntivi non sono dettagliati nella documentazione consegnata al Parlamento. L’onorevole Dorso del Movimento 5 Stelle ha chiesto il programma originale approvato con Dpcm nel luglio 2025, perché la presentazione e il documento ufficiale non coincidono. C’è poi un dato difficile da spiegare: Napoli Poggioreale, dove in alcune celle ci sono dodici persone con un solo bagno, non compare nel programma del commissario. Nessuno ha saputo dire perché.
L’onorevole Di Biase del Partito Democratico ha fatto il calcolo finale: 62.000 detenuti, 48.000 posti disponibili, deficit di 14.000. Il piano ne prevede 10.600, e neanche tutti certi. Ogni anno entrano in carcere circa 12.000 nuove persone. Nessun piano edilizio regge un flusso del genere. Il Garante nazionale ha certificato che ci sono 20.000 detenuti con meno di tre anni di pena residua che potrebbero accedere a misure alternative. Tenerli dentro invece di applicare strumenti già previsti dall’ordinamento significa spendere centinaia di milioni inutilmente. Al commissario, ha detto Di Biase con una metafora che Doglio non ha smentito, “hanno dato un cucchiaino per svuotare il mare”. Nel frattempo il DAP ha emesso una circolare per togliere i frigoriferi dalle celle, con l’estate alle porte. Il decreto Caivano ha già fatto aumentare la popolazione degli istituti minorili, con ragazzi che dormono per terra. Se ogni fatto di cronaca produce una nuova fattispecie penale, nessun commissario potrà fare abbastanza. Doglio ha ascoltato in silenzio. L’edilizia penitenziaria resta l’unica risposta di questo governo a un problema che l’edilizia da sola non può risolvere.











