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di Valentina Stella

Il Dubbio, 23 ottobre 2026

Onorevole Michela Di Biase (Partito democratico), innanzitutto come interpretare gli scontri di questi ultimi giorni? “Siamo di fronte a una rottura del patto sociale nel nostro Paese. Sono scesi in piazza studenti, giovani, agricoltori, autotrasportatori. Soggetti diversi che pongono questioni concrete: il caro vita, il diritto allo studio, il lavoro, l’impossibilità di immaginare un futuro migliore. Il Governo Meloni, invece di affrontare le ragioni del disagio, sceglie ancora una volta di esibire il pugno duro. È una risposta profondamente sbagliata. Il populismo penale non risolve i problemi, è soltanto un modo per aggirarli”.

Ultimo provvedimento sulla sicurezza: l’ennesimo decreto figlio della cronaca?

È figlio della solita retorica della destra: invece di impedire che il fiume venga inquinato alla sorgente, si installano depuratori alla foce. È esattamente quello che fa questo Governo: anziché affrontare le cause dei problemi, rincorre le conseguenze. E lo fa sempre con nuovi reati e pene più severe, senza mai intervenire sulle ragioni profonde del disagio.

Fermo preventivo per i minori: non è utile per evitare quello che è successo?

Esistono già strumenti normativi molto chiari per prevenire e contrastare gli episodi di violenza durante le manifestazioni pubbliche. Le forze dell’ordine hanno poteri di intervento e la legge prevede sanzioni per chi commette reati. Il punto, quindi, non è inventare continuamente nuovi strumenti repressivi, ma mettere chi deve garantire la sicurezza nelle condizioni di operare efficacemente.

Del fermo è stato esteso l’ambito di applicazione: si rischia di applicarlo in maniera indiscriminata?

È un timore assolutamente fondato, soprattutto alla luce delle formulazioni circolate nelle bozze del decreto. Il passaggio da un riferimento specifico alle manifestazioni pubbliche a una nozione molto più generica, come quella di un luogo caratterizzato dalla presenza di un consistente numero di persone, rischia di ampliare enormemente la discrezionalità nell’applicazione della misura.

Introdotto pure per i minori il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e le aggravanti per le devastazioni. Misure utili o solo slogan?

Esistono già norme per punire chi usa violenza durante le manifestazioni. Moltiplicare i reati non significa garantire maggiore sicurezza. La proliferazione delle norme penali non ferma la violenza, ma serve soprattutto ad alimentare le paure e a costruire propaganda.

La norma prevede anche che i genitori paghino i danni dei figli. La mossa giusta per responsabilizzare madri e padri?

Il nostro ordinamento già prevede la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni. Se una famiglia non riesce a seguire adeguatamente un figlio, il problema non si risolve aggiungendo una sanzione economica. Servono servizi sociali, sostegno alla genitorialità, presidi educativi e una scuola capace di intercettare le situazioni di fragilità.

Per l’imputabilità degli ultraquattordicenni cambia l’onere della prova. Che ne pensa?

È gravissimo. Si vuole superare un principio fondamentale del nostro ordinamento, fondato sulla valutazione caso per caso della capacità di intendere e di volere del minore, tenendo conto del suo percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni. Con questo provvedimento si introduce invece una presunzione di capacità tra i 14 e i 18 anni. È una scelta ideologica, che cancella la specificità della giustizia minorile per nascondere il fallimento del Governo nelle risposte al crescente disagio giovanile.

Il Ministro ieri ha detto: “Massicci arresti di minori, vogliamo ampliare carceri giovanili”...

Sono parole gravissime e svelano il vero progetto del Governo Meloni: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella. Dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti. Si cancellano così le differenze tra minori e maggiorenni, si calpesta il principio del superiore interesse del minore e si mettono in discussione decenni di conquiste giuridiche e convenzioni internazionali sull’altare del populismo penale. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile. Per questo Governo il disagio giovanile non è più una questione sociale da affrontare, ma un’emergenza di ordine pubblico da reprimere. Non si investe nella scuola, nella prevenzione e nel recupero: si costruiscono nuove celle. È questa l’idea di futuro che la destra offre alle nuove generazioni.

La sinistra in campagna elettorale come affronterà il tema della sicurezza?

In Italia l’80% dei reati si concentra nel 20% dei luoghi. Questo significa che è necessaria una migliore organizzazione delle forze dell’ordine sul territorio, in modo sistemico, per garantire prevenzione efficace e, dove occorre, repressione. In secondo luogo i dati ci dicono che i reati che destano maggiore allarme sociale, come scippi, rapine o spaccio, sono in diminuzione, anche se percepiti per varie ragioni come un’emergenza dai cittadini. Altri reati invece sono in aumento, come i cybercrime, sui quali servono risorse e un impegno più incisivo. Sulla criminalità giovanile dobbiamo partire dall’individuazione dei fattori di rischio. Il premio Nobel James Heckman ha affermato che 100 dollari investiti nella scuola e nell’educazione producono risultati migliori rispetto a quelli investiti quando si è già adulti. Servono quindi investimenti nella prevenzione e nella presa in carico del disagio giovanile, a partire dalla scuola.