sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Barbara Stefanelli

Corriere della Sera, 25 dicembre 2025

Non c’è fuga, bensì esposizione consapevole alla vulnerabilità come sostanza della vita. Quella spada è semplicemente la Parola che è lama contro il vivere indifferenti, distanti, chiusi. Abbiamo pensato fosse inevitabile. Che la religione uscisse, senza neppure troppo clamore, dalle nostre giornate. Che il cristianesimo come lo abbiamo sempre conosciuto - e, parte di noi, vissuto - si ritirasse come sabbia, eroso lentamente e infine disperso nell’incertezza liquida della società moderna.

Ma qualcosa è scattato. Non solo nelle regioni di Africa e Asia dove i centri di ricerca segnalano dal 2020 un aumento dei praticanti. Anche in quell’Occidente - definizione geopolitica in crisi, utile però a circoscrivere un’area culturale - che si è ritrovato diviso e sotto assedio, disarmato filosoficamente quanto materialmente.

Qualcuno, in movimento rapido tra le fila delle destre radicali in ascesa ovunque, ha intercettato il panico da vuoto per sperimentare l’innesto ideologico tra un improvvisato revival cristiano e i consensi generati dallo spavento davanti alla propria debolezza. Per contrastare chi vorrebbe torcere la chiamata ad “amare il prossimo tuo come te stesso” in odio personale e collettivo verso ogni estraneità, dovremmo riflettere - alla Vigilia di questo Natale 2025, anno doloroso fino all’ultimo - su che cosa rappresenti oggi la religione. Se sia ancora o no “un coraggioso esperimento di afferrare la natura dell’anima e indicare una possibilità di salvezza” secondo l’interpretazione di Carl Jung ripresa da James L. Jarrett. Se resista, cioè, come spazio dove tentare di individuare un disegno, un codice di valori o anche solo il conforto di una narrazione compiuta.

Ecco, dunque, da una parte i dati sul balzo nelle conversioni tra i giovani inglesi, soprattutto maschi, riportato da un’indagine del Guardian sulla “rivoluzione silenziosa” della GenZ (con titolo allarmato “Is the far right hijacking Christianity?”, L’estrema destra sta dirottando la Cristianità?’). Ed ecco, dall’altra parte del mare, Lux, l’ultimo disco di Rosalía, cantautrice e produttrice spagnola, 33 anni, una delle figure più innovative della scena artistica non solo europea. L’album è un percorso spirituale inedito, ogni brano si alza sulla soglia tra profano e sacro, tra terra e cielo, tra il mondo e il divino (“Amerò anzitutto il mondo e poi amerò Dio”), ogni passaggio un rispecchiamento tra la creatura e il creatore. Con riferimenti incrociati a cristianesimo, islam, buddismo, taoismo. A dominare è, tuttavia, una costellazione di sante - tra loro Teresa d’Avila, Giovanna d’Arco, Ildegarda di Bingen, Rosa da Lima e Rosalia di Palermo, Caterina e Chiara - che riscrivono insieme una mistica femminile mossa dal desiderio dirompente di una resurrezione interiore. Non c’è fuga, bensì esposizione consapevole alla vulnerabilità come sostanza della vita. Possiamo piangere non per tristezza o avvilimento: al contrario, le lacrime testimoniamo che sappiamo provare pentimento e offrire perdono, che sappiamo cambiare nella relazione con gli altri e - per chi cerca anche questa strada - con Dio. “Mio Cristo Piange Diamanti”, titolo di un brano, in italiano, celebra le lacrime: sono gemme così come la vulnerabilità, riconosciuta e accolta, è potere.

C’è un passaggio evangelico che gli integralisti cristiani ascrivono alla propria battaglia violenta in nome dell’esclusione di tutti i diversi: quando Gesù spiega ai discepoli di “non essere venuto a portare pace, bensì una spada” (Matteo 10, 34). Ma è lo stesso Gesù che riprenderà Pietro nel Getsemani perché ha tirato fuori la sua di spada, lo stesso che sulla montagna ha dichiarato “beati gli operatori di pace”. Quella spada è semplicemente la Parola che è lama contro il vivere indifferenti, distanti, chiusi. Contro il vivere senza le lacrime della compassione. Senza la speranza - la “cosa piumata” di Emily Dickinson - di poter difendere, e anche ricostruire, mondi migliori.