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di Michela Allegri

Il Messaggero, 17 marzo 2025

Il problema delle carceri in Italia, e del “male di vivere all’interno delle carceri”, è sempre più concreto. Una possibile soluzione alla questione del sovraffollamento, secondo Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione nazionale forense, potrebbe essere quella di potenziare l’esecuzione penale esterna e gli uffici di riferimento, sfruttando i fondi ancora non utilizzati del Pnrr.

Il ministro Carlo Nordio ha detto che è al lavoro per modificare i criteri della custodia cautelare, che si sono rivelati “fallimentari. Questa trilogia per cui il sospetto di fuga, il pericolo di inquinamento della prova, la reiterazione del reato sono diventate quasi formule metafisiche, formule di stile e provvedimenti dei magistrati”. Cosa ne pensa?

“La trilogia in questione deve rimanere nel codice di rito, visto che si tratta di presupposti applicativi, ma occorre prevedere e rafforzare l’obbligo per il magistrato di indicare gli elementi concreti su cui fonda il periculum invocato nell’ordinanza applicativa della misura. In caso contrario deve essere prevista la nullità dell’atto. E deve anche essere previsto il divieto di reiterare la richiesta di misura in caso di annullamento dell’ordinanza per omessa indicazione degli elementi “individualizzanti”, che consentano di dimostrare la sussistenza del pericolo di fuga, dell’inquinamento probatorio e della reiterazione del reato”.

L’indice nazionale di sovraffollamento delle carceri in Italia supera il 130%. Oggi sono 62.115 le persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 51.323 posti. L’associazione Antigone denuncia che la capienza reale è diminuita negli anni, aggravata dall’incuria e dalla mancanza di manutenzione, rendendo le strutture sempre più fatiscenti e invivibili. Questo cosa comporta?

“Provoca il mal di vivere all’interno del carcere, per cui nel 2024 i suicidi sono stati 90 e nel 2025 circa 20, se si considerano anche gli appartenenti alla Polizia penitenziaria. L’indirizzo politico attuale pare quello di programmare una nuova edilizia penitenziaria, costruendo nuove carceri, ma questa tendenza non appare idonea a risolvere nell’immediato il problema della sovrappopolazione carceraria, un problema ormai strutturale. Sarebbe più proficuo investire le risorse economiche stanziate per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli istituti penitenziari già esistenti, potenziando anche l’esecuzione penale esterna. Una soluzione che permetterebbe di contenere l’emergenza. Per non consentire l’accesso in carcere, in caso di espiazione di pene brevi, e fare uscire dagli istituti penitenziari i detenuti che devono scontare pene residue fino a 4 anni, occorre investire risorse e potenziare l’organico all’interno degli istituti di pena e negli Uffici Esecuzione Penale Esterna, il cui contributo è un presupposto indefettibile per eseguire l’istruttoria su cui la magistratura di sorveglianza basa i provvedimenti di ammissione dei condannati ad espiare la pena fuori dagli istituti”.

Quale sarebbe un vantaggio di uno svuotamento delle carceri e come potrebbe avvenire?

“In tempi rapidi lo svuotamento potrebbe avvenire utilizzando i fondi del Pnrr, ancora da spendere, investendo il più possibile sulle misure alternative, sulle sanzioni sostitutive e, più in generale, sull’esecuzione penale esterna. A tal fine il Ministro dovrebbe emettere la normativa secondaria. Il decreto Nordio prevedeva un termine di sei mesi per l’emissione della normativa di rango secondaria, ma ad oggi siamo ancora in attesa, nonostante l’emergenza carceri”.

Uno dei punti su cui il governo è al lavoro è la trasformazione delle caserme in luoghi di detenzione differenziata, per chi è stato condannato in via definitiva a pene brevi per reati che non destano allarme sociale. Cosa ne pensa?

“Il problema potrebbe essere che ancora una volta si investe a livello di edilizia penitenziaria con tempi che, allo stato, non si possono minimamente prevedere. In questo modo, inoltre, si potrebbe ottenere l’effetto di distogliere le diverse Forze di Polizia, dislocate sul territorio nazionale dal controllo e dalla prevenzione sul territorio per mandarle a fare i piantoni ai detenuti trattenuti nelle camere di sicurezza in caserma. Un compito per il quale è specificatamente formata la Polizia Penitenziaria”.