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Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2019


"La politica intervenga dopo la sentenza della Consulta: non può bastare buona condotta per i permessi ai boss". Il magistrato membro del Csm ed ex pm del processo sulla trattativa Stato-mafia intervistato su Rai3: "La nostra è una situazione eccezionale. Abbiamo mafie che hanno raggiunto una potenza unica e che hanno avuto rapporti di collusione con esponenti della politica".

"L'ergastolo è l'unica pena detentiva a spaventare i capi della mafia". Nino Di Matteo, il magistrato membro del Consiglio superiore della magistratura ed ex pm del processo Stato-mafia, intervistato su Rai 3 da Lucia Annunziata, ha ribadito la sua preoccupazione per il "varco" che si è aperto dopo le sentenze della Cedu e della Consulta contro l'ergastolo ostativo. "Auspico che il legislatore metta dei paletti", ha detto, "e stabilisca che tipo di prova ci vuole per far accedere gli ergastolani ai permessi" perché "non può bastare la buona condotta carceraria". Inoltre ha proposto un tribunale di sorveglianza nazionale che si occupi solo di questo "per evitare che i giudici sul territorio siano sottoposti a minacce e pressioni".

Il magistrato, che già aveva preso posizione dopo le storiche sentenze che hanno dato un duro colpo alla lotta antimafia in Italia, è partito da tre premesse per argomentare il suo discorso. Intanto ha appunto dichiarato che "l'ergastolo è l'unica vera pena detentiva a spaventare i capi della mafia": "Ricordo sempre che Riina diceva ai suoi più stretti collaboratori: 'Noi quindici anni di galera possiamo farli anche legati a una branda, ma dobbiamo batterci a tutti i costi contro l'ergastolo'".

La seconda considerazione invece è nata dal fatto che proprio "il tentativo di far attenuare l'ergastolo spinse Cosa Nostra a ricattare a suon di bombe lo Stato. Sono state commesse delle stragi proprio per quel risultato", ha detto. E, come terzo punto, Di Matteo ha ricordato: "Fino a poco tempo fa dei capi mafia avevano iniziato a collaborare con la giustizia e poi non lo hanno fatto perché si attendevano l'apertura di un varco che evitasse l'ergastolo a vita".

Quindi ha concluso: "Massimo rispetto per la sentenza della Corte costituzionale che muove dall'esigenza di equiparare diritti costituzionalmente garantiti. Detto questo, io credo che sulla scia della sentenza dovremmo cercare di evitare che questo varco diventi molto più largo e che tutti i benefici possano essere concessi indiscriminatamente".

Perché, è la sua tesi, "abbiamo delle mafie che hanno raggiunto una potenza che non hanno raggiunto in altre parti. E abbiamo una mafia che ha avuto rapporti di collusione con esponenti della politica. La nostra è una situazione eccezionale che la Cedu non ha colto nelle sue sfaccettature".