di Liana Milella
La Repubblica, 16 settembre 2019
"Le correnti della magistratura come la mafia". L'affermazione è forte. E a farla è un magistrato come Nino Di Matteo che non ha mai avuto paura di dire quello che pensa, a costo di pagare prezzi pesanti. La frase è esplicita: "L'appartenenza a correnti o a cordate è diventata l'unica possibilità di sviluppo di carriera, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso". Di Matteo parla in Cassazione davanti ai 15 pm che come lui corrono per conquistare due posti da consiglieri del Csm. Elezioni del 6 e 7 ottobre, conseguenza della decimazione del Consiglio a seguito del caso Palamara (ex pm a Roma, ex consigliere del Csm per Unicost, sotto indagine a Perugia per corruzione).
Ben 5 su 16 togati coinvolti, oltre al procuratore generale della Cassazione, 4 già dimessi (uno, Paolo Criscuoli di Magistratura indipendente, ancora resiste), due sostituiti, ma due pm sono senza primi dei non eletti e quindi si vota. Eccoci ieri all'Anm che organizza la diretta streaming per consentire ai candidati di presentarsi.
"Ennesima concessione al populismo", la boccia, chissà perché, il vice segretario del Pd Andrea Orlando. Le toghe invece apprezzano l'iniziativa inedita. Di Matteo, per la storia da pm antimafia e pubblica accusa nel processo Trattativa Stato-mafia, oggi alla procura nazionale antimafia, è il volto più noto. Lui se ne rammarica al punto da dire che non farà interviste fino al voto per non avvantaggiarsi rispetto ai colleghi. Ma ieri doveva parlare, come ha fatto nelle città dove l'Anm organizza assemblee per sottrarre il voto ad accordi segreti.
Peccato che la partecipazione sia molto scarsa ("A Milano eravamo più candidati che pubblico", ammette Di Matteo). Lui dice di "non aver mai, dico mai, pensato a correre per il Csm". Poi chiarisce: "Non sono mai stato iscritto a una corrente e non sono intenzionato a farlo in futuro". Ma aggiunge che è stato Sebastiano Ardita del gruppo di Piercamillo Davigo a proporgli di correre.
L'affondo contro le correnti è durissimo: "La magistratura è pervasa da un cancro che ne sta invadendo il corpo, i cui sintomi sono la burocratizzazione, la gerarchizzazione degli uffici, il collateralismo politico, la degenerazione clamorosa del correntismo".
Per questo lui si mette in gioco "in un momento così buio, a disposizione di chi vuole dare una spallata a un sistema che ci sta portando verso il baratro". Definito da molti un grillino, boccia senza sconti la riforma del Csm del Guardasigilli Alfonso Bonafede: "Il sorteggio dei candidati sarebbe devastante".










