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di Franco Vazio


Il Riformista, 14 dicembre 2019

 

Il tema dell'abrogazione della prescrizione coinvolge tutti e non va liquidato con frasi di stile. Le vittime del reato e gli assolti non possono attendere in eterno. La bozza della riforma del processo penale proposta dal ministro Bonafede e a cui abbiamo lavorato in questi mesi, è un progetto moderno e ambizioso; potrebbe efficacemente affrontare i tempi della Giustizia e, senza scalfire le garanzie della difesa, costruire davvero quel "giusto processo" scritto in Costituzione.

Uso il condizionale perché una cosa è scrivere una norma, altro è verificare la sua efficacia. Per questa ragione liquidare il tema relativo alla sostanziale abrogazione della prescrizione con frasi di stile non mi convince e non mi trova d'accordo. Pochi parlano, per esempio, delle gravissime conseguenze a cui andrebbero incontro le vittime del reato che avessero deciso di costituirsi parte civile qualora, dopo una sentenza di primo grado, i tempi del processo fossero dilatati.

Le vittime sarebbero legate ai tempi eterni di un processo che non finisce mai, di una sentenza definitiva che tarda ad arrivare; e non potrebbero ottenere giustizia neppure trasferendo l'azione in sede civile, perché anche in tale caso la loro azione sarebbe sospesa.

Esistono devastanti conseguenze che colpirebbero chi, assolto in primo o secondo grado, dovesse attendere una sentenza definitiva dai tempi non prevedibili; per costoro persisterebbero in modo inaccettabile impedimenti, conseguenze negative e ostative per concorsi, per trovare un lavoro, per la loro carriera, per rapporti e concessioni con lo Stato, per la vita politica e amministrativa.

Esiste poi il sacrosanto diritto del cittadino di sapere, in tempi ragionevolmente brevi così come afferma l'art. 111 della Costituzione, chi sia colpevole o innocente, per poter scegliere e difendersi. "Abrogare" la prescrizione dopo la sentenza di I grado, sia essa di condanna, sia essa di assoluzione, senza aver verificato l'efficacia sul campo della "riforma del Processo penale" potrebbe tradursi in una vera barbarie giuridica.

Per queste ragioni, prima di avere acquisito tale la certezza, è necessario fissare dei termini che impongano di celebrare in tempi ragionevolmente brevi i giudizi di appello e di Cassazione, pena l'estinzione del processo, e prevedere che l'abrogazione della prescrizione dopo la sentenza di I grado non valga anche per chi sia stato assolto.

Non è una battaglia identitaria, ma la difesa di principi e diritti tutelati dalla nostra Costituzione, sulla cui lesione appare complesso trovare mediazioni. Sono persuaso che il presidente del Consiglio Conte e il ministro Bonafede che - come tutti noi - hanno ben chiare le sfide della Giustizia, sappiano privilegiare la sostanza e i diritti dei cittadini rispetto alle battaglie di una parte politica, che seppur comprensibili, restano comunque di parte e non di tutti.