di Ferdinando Cotugno
Il Domani, 22 maggio 2025
Fu il primo mattone di quella che sarebbe stata un’altra svolta della storia repubblicana, l’inserimento nel 2022 della tutela dell’ambiente nella Costituzione. Oggi sarebbe impensabile approvarla. L’ambiente non è più visto come bene comune da difendere, ma come qualcosa da cui difendersi. Prima del 2015, e per quasi settanta anni di storia repubblicana, nel codice penale italiano non c’è stato un reato di inquinamento ambientale né uno di disastro ambientale. Forse è qualcosa che dovremmo ricordarci, quando parliamo di progresso o assenza di progresso, di cose che non cambiano mai. Ci sono state volte in cui, con tutti i suoi enormi limiti, la politica è stata in grado di svolgere un lavoro di cura. L’approvazione della legge sugli eco-reati del 2015 fu un raro caso di allineamento di forze e intenzioni.
Forse non casualmente, quel voto al Senato avvenne nello stesso anno della firma dell’Accordo di Parigi e dell’adozione dell’Agenda 2030 dell’Onu. La legge sugli eco-reati fu approvata in via definitiva pochissimi giorni prima della pubblicazione dell’enciclica Laudato sii di papa Francesco. Non la più brutta delle settimane, insomma.
L’inizio di una svolta - Fu un momento prezioso per tanti motivi: il riconoscimento legislativo di decenni di lavoro sulla sensibilità ambientale di questo paese, la partecipazione della società civile (per la legge fu fondamentale, tra gli altri, il contributo di Legambiente e di Libera), l’iniziativa parlamentare come motore legislativo per un provvedimento così importante, su una materia che forse oggi nessun governo farebbe sfiorare a deputati e senatori. In un certo senso, la legge sugli eco-reati fu il primo mattone di quella che sarebbe stata un’altra svolta della storia repubblicana, l’inserimento nel 2022 della tutela dell’ambiente nella Costituzione, che prima faceva riferimento solo alla tutela del paesaggio. Quel voto costituzionale forse è stato l’ultimo atto in cui la politica italiana riuscita a mettere trasversalmente la tutela ambientale come obiettivo primario e non negoziabile, proprio come era accaduto con la legge sugli eco-reati sette anni prima.
Un argine penale - La sensazione è che politicamente sia passato molto più di un decennio dal 2015. Un po’ perché sembra quasi che le norme contro gli eco-reati esistano ormai da sempre nel codice penale, pare quasi ovvio e naturale che l’inquinamento ambientale debba e possa essere perseguito come tale, anzi, ci mancherebbe che non fosse così. E invece no, prima del 2015 non era così, oggi invece sì, con 6.979 reati ambientali accertati da quando è stata approvata la legge, un illecito ogni tre controlli, sequestri per un valore complessivo di 1,155 miliardi di euro. È così perché è stato creato questo argine penale contro inquinamento e disastri ambientali ed è così perché i partiti avevano scelto di correre il rischio di scontentare Confindustria e allo stesso tempo hanno cercato con le forze produttive un compromesso onorevole e imperfetto, insomma, quell’attività che si chiamerebbe politica.
Visto dieci anni dopo - Ma sembrano passati più di dieci anni anche perché oggi è diventato più difficile immaginare la politica che difende l’ambiente dall’attività privata. Il paradigma è cambiato: la politica si è presa di nuovo il compito opposto, difendere a ogni costo l’attività privata dall’ambiente e dalle esigenze ambientali. Non fu un cammino facile: la legge sugli eco-reati è stata frutto di un complicato lavoro di tessitura, il testo finale lasciò scontenti sia gli ambientalisti più radicali sia molti industriali, il che vuol dire che si era trovato un punto di caduta ragionevole, accettabile. Quel punto di caduta ha generato un cambio di mentalità anche nell’imprenditoria italiana. Sui reati ambientali la prevenzione e la deterrenza sono fondamentali, perché quando un disastro ambientale si verifica hanno già tutti perso, saranno poi le comunità a doverci convivere a lungo, anche se e quando giustizia sarà stata fatta e la sentenza sarà passata in giudicato.
Come ultimo esercizio, proviamo a immaginare come sarebbe provare a far passare oggi, nell’Italia politica del 2025, una legge come quella sugli eco-reati del 2015. Probabilmente impensabile, e non solo per una questione di opposti schieramenti, ma perché è cambiata un’epoca. L’ambiente non è più visto come bene comune da difendere, ma come qualcosa da cui difendersi. In dieci anni siamo passati dal punire gli eco-reati al punire gli ambientalisti, cucendo le leggi su misura delle loro proteste.









