di Luca Cereda
Famiglia Cristiana, 2 giugno 2026
Ha trascorso dieci anni all’Ucciardone di Palermo, condannato a trent’anni sulla base di testimonianze rese subito dopo lo sbarco da persone sotto shock. Ora la Corte d’appello di Messina ha ordinato di rifare il processo ad Alaa Faraj. Nel mezzo, la grazia parziale di Sergio Mattarella e un libro premiato da Sellerio. Aveva vent’anni, sognava di diventare calciatore professionista e di laurearsi in ingegneria. Lasciò Bengasi nell’estate del 2015, in fuga da una guerra civile che aveva fatto del suo paese un cumulo di macerie. I canali umanitari - ancora oggi molto pochi e difficoltosi - non esistevano, ottenere un visto era impossibile: l’unica strada era salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori.
Quando quella barca fu intercettata dalla Marina italiana al largo della Sicilia, nella stiva c’erano i corpi di quarantanove persone morte asfissiate. Per lo Stato italiano, Alaa Faraj, all’anagrafe Alla F. Hamad Abdelkarim, era uno degli assassini. Condannato a trent’anni di carcere, ne ha scontati dieci. Il 18 maggio 2026, la Corte d’appello di Messina ha ordinato la revisione del processo e disposto la sua liberazione immediata. Non è ancora un’assoluzione. È qualcosa che, nel diritto processuale italiano, le si avvicina maledettamente: il riconoscimento formale che forse, probabilmente, è stato commesso un errore giudiziario.
La notte di Ferragosto e l’accusa impossibile - Era la notte tra il 13 e il 14 agosto 2015 quando la nave su cui viaggiava Alaa fu soccorsa al largo di Lampedusa. A bordo c’erano 362 persone. Sbarcati a Catania insieme a più di trecento superstiti, Alaa e i suoi compagni vennero arrestati come “membri dell’equipaggio” con l’accusa di favoreggiamento dell’ingresso illegale e omicidio plurimo. Il meccanismo con cui si individuano i presunti scafisti è uno dei capitoli più oscuri della gestione italiana dei flussi migratori: spesso si tratta di riconoscimenti operati immediatamente dopo lo sbarco, su testimonianze rese da persone esauste, traumatizzate, che non dormivano e non mangiavano da giorni.










