di Giulio De Santis
Corriere della Sera, 2 settembre 2019
Le motivazioni della sentenza per il delitto dell'Appio. La pensionata tentò di uccidersi con delle forbici. Poi chiese al marito: "Fammi morire, tu sai come si fa". E lui , esperto di judo, la abbracciò fino a soffocarla. Ha ucciso la moglie perché "non voleva più vederla soffrire".
È questa la convinzione del gup, Luigi Balestrieri, che ha concesso le attenuanti generiche a Valter Pancianeschi, 65 anni, condannato, al termine del rito abbreviato, a una pena lieve, 10 anni di reclusione, con l'accusa di omicidio volontario per aver tolto la vita a Paola Adiutori, di 66. La donna, sposata nel 1991, più volte aveva provato a suicidarsi per via di una malattia, curabile ma dolorosa. Il gup, come riportano le motivazioni della sentenza, avrebbe anche potuto configurare per l'imputato l'omicidio del consenziente che prevede una pena più bassa. Per compiere questo passo, però, sarebbe stata necessaria la presenza di una prova espressa, come per esempio una lettera, dove la donna avesse manifestato la volontà di morire, come osserva il gup.
Ma Paola non ha lasciato nulla e "la pietà o la compassione sono incompatibili con la soppressione della vita umana", conclude il Gup, citando una sentenza della Cassazione. "Ho fatto appello perché il mio assistito ha esaudito un desiderio. La moglie non era assoggetta dalla personalità del marito. Anzi", dice l'avvocato Domenico Pirozzi, legale dell'imputato. Sono trascorsi undici mesi dalla tragedia, avvenuta nel quartiere Appio.
La coppia si è conosciuta nel 1980, ma è senza figli. Lui è un perito informativo, esperto in arti marziali. Lei un'impiegata del ministero delle Finanze in pensione da due anni. È il mattino del 28 settembre del 2018 quando Paola assume dei farmaci. Da tempo soffre di una patologia, il prolasso rettale, che le provoca dolori terribili. Si è operata, ma senza ottenere alcun beneficio, tanto da essere caduta in depressione.
Dopo l'assunzione del medicinale avverte delle fitte lancinanti. Allora afferra delle forbici e minaccia di uccidersi davanti al marito. Non è la prima volta che manifesta la voglia di farla finita. Già in precedenza Paola ha tentato di buttarsi dal balcone. E in diverse occasioni ha confessato alla sorella di voler porre fine al suo calvario. Quel giorno, però, succede qualcosa di più drammatico. Secondo il racconto dell'uomo, ritenuto attendibile dal giudice, lei lo implora, chiedendogli di toglierle la vita: "Fammi morire, fammi smettere di soffrire, tu sai come si fa". Infatti, lui è un esperto di judo. Pancianeschi cede.
"Mi si è spenta la luce", confesserà dopo. Lei si stende sul letto, e lui la abbraccia, ma così forte da ucciderla. Tutto avviene in pochi secondi. Nelle motivazioni della sentenza, il Gup osserva come la richiesta della donna potrebbe essere stata "compromessa dallo stato di prostrazione" che ne potrebbe aver minato la lucidità. Comunque il Gup, nel motivare le concessioni delle attenuanti generiche, sottolinea che Pancianeschi ha sempre mostrato dedizione nei confronti della coniuge.









