di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 4 febbraio 2026
In principio furono i rave party, poi è arrivata la tutela per l’orso marsicano, passando per i ben più drammatici naufragi di migranti, ma non solo. La concezione della sicurezza per il governo Meloni è un infinito gioco ad acchiapparella con la realtà. “Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa nazione”. Con queste parole Giorgia Meloni ha annunciato il nuovo pacchetto sicurezza. Che arriva in risposta ad alcuni fatti di cronaca: gli scontri durante il corteo per il centro sociale di Torino Askatasuna, un accoltellamento di un ragazzo, ucciso da un compagno di classe a scuola, l’inchiesta per omicidio volontario nei confronti di un poliziotto che ha sparato a uno spacciatore. Non è la prima volta che succede: è già successo molte volte. Ne abbiamo contate dieci, ma l’elenco potrebbe continuare.
L’attitudine del governo Meloni a proporre una nuova legge (sempre e rigorosamente contenente nuovi reati o aggravanti) dopo uno o più fatti di cronaca è stata chiara sin dal primo giorno. Il governo si era insediato da meno di dieci giorni quando ecco che il 31 ottobre 2022, sulla scia di un rave party che si era svolto a Modena (peraltro senza disordini, scontri o incidenti) il governo aveva deciso che i rave erano emergenza nazionale. La prima da dover affrontare. Nacque così il reato di rave party, al secolo Invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l’incolumità pubblica. Per la cronaca, al momento non si registrano condanne per questo reato. E qualche rave party continua a essere organizzato.
Erano passate circa 2 settimane dal 26 febbraio 2023 - il giorno del naufragio di Cutro, quando a poche centinaia di metri dalla spiaggia del paese calabrese morirono quasi 100 migranti che cercavano di sbarcare in Italia - quando Giorgia Meloni andò a Cutro. In una conferenza stampa annunciò che il governo intendeva “andare a cercare gli scafisti in tutto il globo terracqueo”. In quell’occasione sono state inasprite le pene per i trafficanti di esseri umani ed è stato introdotto un nuovo reato per i responsabili delle morti nel Mediterraneo. In questo caso gli scafisti avrebbero potuto essere perseguiti anche oltre i confini italiani e puniti con pene da 20 a 30 anni. La cronaca degli ultimi anni, a partire dal caso di Maysoon Majidi e da altri casi simili ma meno noti, ci ha insegnato che spesso a essere processato non è il trafficante vero e proprio, ma il primo malcapitato.
Aveva suscitato orrore e indignazione la storia dello stupro di Caivano: nell’estate 2023 era stato scoperto che due bambine di 10 e 12 anni erano state violentate per mesi da un gruppo composto quasi solo da minorenni. Come aveva risposto il governo? Con un decreto. Il decreto Caivano, per l’appunto, che ha previsto una stretta sui reati dei minori. Anche quelli diversi, e meno gravi, dalla violenza sessuale. Risultato: le carceri minorili, che fino a pochi anni fa funzionavano dignitosamente, sono sovraffollate. E, lo dicono le recenti statistiche delle procure, i reati dei minori aumentano, invece di diminuire.
I casi di femminicidio causano sempre rabbia e commozione nella società. I dati di gennaio del Viminale segnalano che nel 2025 sono diminuiti del 18%, rispetto al 2024. Più degli omicidi, ridotti del 15%. Un segnale positivo, perché negli anni scorsi i dati delle donne uccise erano sostanzialmente stabili, o talvolta calavano di poche unità. E comunque molto meno di altri reati. Negli ultimi anni ci sono stati alcuni femminicidi, come quelli di Giulia Tramontano e Giulia Cecchettin, che hanno particolarmente colpito i cittadini. Per provare a cambiare le cose il governo ha pensato non di investire nei centri antiviolenza, non di sostenere le donne, ma di intervenire con lo strumento che sa usare meglio, quello penale. Ed è così che il reato di femminicidio è diventato legge: chi uccide una donna per ragioni di sopraffazione, perché non la rispetta e non accetta una separazione, è condannato all’ergastolo. Sembra una rivoluzione ma non lo è: l’ergastolo poteva arrivare anche prima.
Tornando ai minori, in un contesto in cui le baby gang e i giovani violenti sembrano diventati la principale emergenza del Paese, ecco che il governo dopo alcuni casi eclatanti di aggressione nei confronti degli insegnanti, ha previsto un’aggravante per chi - studente o genitore - spintona o maltratta un docente. Un reato specifico è stato previsto invece per le aggressioni nei confronti del personale sanitario. Con pene simili a quelle di chi aggredisce Anche in questo caso, a fare da volano alla norma erano stati casi di cronaca di familiari di malati che avevano fasciato il pronto soccorso. Inutile ricordare che esisteva già un modo per condannare gli autori di questo tipo di aggressioni.
In questi giorni parliamo del secondo decreto sicurezza, ma non si può dimenticare il primo. Con quello si è risposto alla presunta emergenza delle manifestazioni contro il ponte sullo stretto, all’altrettanto presunta emergenza delle borseggiatrici che hanno figli molto piccoli. E che, fino a prima che la legge passasse, non potevano essere mandate in carcere se il bambino non aveva compiuto 1 anno. Allo stesso modo, il primo decreto sicurezza per rispondere alle piaghe di un carcere disastrato, si inventava un nuovo reato: rivolta carceraria. E la lista potrebbe continuare.
In risposta a un’azione dimostrativa di Ultima generazione che, a marzo 2023, aveva imbrattato (senza gravi danni) la facciata del Senato, ecco pronto un provvedimento per punire più aspramente chi imbratta quadri, sculture o altri oggetti di valore nei musei. Il tema migranti è stato molto sensibile per il governo. E lo è ancora. Ma il momento di massima tensione si è registrato quando erano partiti i centri in Albania e i magistrati facevano tornare in Italia i migranti che erano stati mandati dall’altra sponda dell’Adriatico. I rientri erano disposti perché la legge lo prevedeva. E allora cosa ha fatto il governo? Ha cambiato la legge. Per due volte.
La lista di norme scritte sull’onda emotiva di fatti di cronaca potrebbe essere ancora lunga. Ma concludiamo questo decalogo con un reato un po’ diverso da quelli finora trattati: aveva commosso il web, nell’agosto 2023, la storia dell’orsa Amarena, a San Benedetto dei Marsi. La mamma orsa, a cui gli abitanti dei paesi d’Abruzzo che attraversava erano molto affezionati, uccisa a fucilate da un commerciante del posto che è stato rinviato a giudizio. Se sta per iniziare un processo, vuol dire che un modo per condannare chi uccide senza motivo e con crudeltà un animale già c’è. Eppure il governo, su richiesta della maggioranza, ha scelto di prevedere un reato specifico: aumentando le sanzioni per chi uccide un orso. Non un orso qualunque, ma proprio l’orso marsicano.










