di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 maggio 2023
La protesta nel carcere di Bellizzi Irpino, ad Avellino, ha attirato l’attenzione di media e opinione pubblica sui problemi quotidiani che i detenuti affrontano dietro le sbarre. Contrariamente alla narrazione diffusa inizialmente dalla polizia penitenziaria e dai loro sindacati, l’episodio non è stato caratterizzato da violenze fisiche o dall’utilizzo di oggetti pericolosi. Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, ha smentito tali affermazioni e fornito una visione più chiara dei motivi reali che ci sono dietro la protesta.
Il tutto si è svolto al primo piano di una sezione vecchia del carcere, che ospita i detenuti comuni. In questa sezione risiedono circa 50- 52 carcerati, e solamente 4-5 di loro hanno partecipato attivamente alla protesta. Secondo il garante Ciambriello i motivi della protesta erano diversi per i vari detenuti coinvolti. Due, infatti, hanno manifestato la loro insoddisfazione dopo le sanzioni disciplinari ricevute in risposta ad atti di aggressione a un medico e al possesso di un cellulare in cella. Altri due detenuti, invece, stavano richiedendo un trasferimento da mesi.
Questi detenuti cercavano di mettere in luce le problematiche quotidiane che affrontano dietro le sbarre, evidenziando la necessità di figure sociali competenti in carcere, come ad esempio uno psichiatra, che possano ascoltare, dialogare e comprendere le loro esigenze. Sull’episodio è intervenuto il sottosegretario alla Giustizia, senatore Andrea Ostellari: “Esprimo profonda solidarietà agli agenti feriti da alcuni detenuti nel carcere di Avellino e ringrazio il Provveditore, il Direttore, il Comandante, il personale e quanti, a tutti i livelli, hanno collaborato per far rientrare la protesta. Lo Stato ha il dovere di garantire dignità, sicurezza e operatività a chi lo rappresenta. Stiamo lavorando ad un dispositivo di legge che istituisca una circostanza aggravante per chi aggredisce gli agenti della Polizia Penitenziaria all’interno dei nostri Istituti di pena, così come è già prevista per chi introduce o cede sostanze stupefacenti”.
Dopo la protesta la maggior parte dei detenuti presenti al primo piano della sezione comune è rientrata nelle proprie celle. Nel frattempo i 4- 5 detenuti protagonisti della protesta verranno trasferiti nelle prossime ore. È importante sottolineare che nessuno di loro ha fatto uso di oggetti contundenti o olio bollente per minacciare gli agenti penitenziari, contrariamente alle prime informazioni fornite. Questo episodio nel carcere di Bellizzi Irpino ci porta a riflettere sulla realtà dietro le sbarre e sulla necessità di un’analisi più approfondita dei problemi che i detenuti affrontano quotidianamente. Mentre la polizia penitenziaria è importante per garantire la sicurezza all’interno delle strutture carcerarie, è altrettanto cruciale l’arrivo di figure sociali competenti che possano supportare i detenuti nel loro percorso di reinserimento sociale. La presenza di uno psichiatra, ad esempio, potrebbe contribuire notevolmente a comprendere e affrontare le problematiche mentali che spesso affliggono i detenuti.
La protesta nel carcere di Bellizzi Irpino ha messo in evidenza la necessità di prestare maggiore attenzione alle condizioni di vita dei detenuti e alle loro richieste legittime. Mentre i dettagli specifici di questo episodio possono variare da caso a caso, è importante ricordare che i detenuti sono individui che hanno bisogno di sostegno, rieducazione e opportunità di cambiamento. Le carceri italiane affrontano diverse sfide, tra cui sovraffollamento, carenza di risorse, assistenza sanitaria inadeguata soprattutto sul versante della salute mentale, mancanza di personale qualificato e attività lavorative che tengano impegnati i detenuti e volti ad acquisire qualifiche utili per trovare un lavoro quando ritornano in libertà. Questi fattori possono contribuire a una situazione di tensione e insoddisfazione tra i detenuti, aumentando il rischio di proteste e disordini.










