di Fulvio Fulvi
Avvenire, 27 giugno 2026
La denuncia dei Garanti: salute fisica e psicologica a rischio, è allarme rivolte. Mancano i controlli delle Asl e le ore d’aria si fanno sotto il sole. Mura roventi di cemento e acciaio, celle come forni, con finestre schermate e temperature che superano spesso i quaranta gradi. Nelle camere di pernottamento scarseggiano i ventilatori e i frigoriferi sono stati vietati da una circolare del Dap dell’aprile scorso con la quale, “per ragioni di sicurezza”, si è disposto il loro spostamento in ambienti comuni dei reparti e un uso limitato da autorizzare su richiesta.
In questi giorni di canicola destinata a durare ancora per parecchi giorni, nelle carceri sovraffollate (secondo Antigone il tasso medio, a metà giugno, ha raggiunto il 139,95%) i ristretti vivono davvero le “fiamme dell’inferno”, ammassanti in spazi insufficienti e incandescenti dove si respira ancora meno di prima. Per chi sta dentro è una pena da scontare che si aggiunge a quella stabilita dai giudici. “La disperazione si sta diffondendo tra le persone detenute che si tende a tenere blindate in cella in un periodo nel quale le attività sono ridotte e il personale, già carente e in parte andato in ferie, fatica ancora di più a vigilare e a garantirne l’assistenza: non si può affrontare l’estate così” osserva Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino che ricorda come “in tre anni i magistrati di sorveglianza hanno accertato in Italia 17.000 casi in cui i detenuti hanno subito trattamenti disumani e degradanti”. E ora la situazione rischia di peggiorare.
Dietro le sbarre, a causa del caldo torrido e asfissiante aumentano sofferenze, tensioni e aggressività e con essi il rischio di suicidi, atti di autolesionismo, violenze, rivolte. Come è accaduto troppo spesso in passato. In queste condizioni, inoltre, per i reclusi con più di settanta anni (quasi 7 mila sui 65mila presenti nei 189 istituti di pena), quelli affetti da patologie gravi o da tossicodipendenza (oltre il 30%) incombe il pericolo di infarto, di una crisi fatale o di un aggravamento della malattia che potrebbe portare, in certi casi, anche alla morte. “La prevenzione? Non tutte le visite trimestrali delle Asl previste dall’ordinamento penitenziario per rilevare le temperature delle celle vengono effettuate regolarmente, ed esiste l’obbligo di segnalare alle autorità sanitarie i soggetti più a rischio, ma molti fanno finta di non sapere...” denuncia Bernardini.
Il portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, ha chiesto al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria direttive urgenti per far fronte all’ondata di caldo estremo. “Ci sono detenuti che fanno l’ora d’aria anche nei turni compresi tra le 13 e le 15, le ore più cocenti, quasi nudi a causa delle alte temperature - spiega -, dobbiamo fermare la strage di diritti e di vite in queste settimane, restituendo loro un minimo di dignità”. In realtà, il 31 marzo, il Dap aveva diffuso ai provveditori regionali una nota di “attenzionamento”, a firma del direttore generale Ernesto Napolillo, in cui, “nell’approssimarsi della stagione estiva” viene “raccomandato il potenziamento delle attività finalizzate all’utile coinvolgimento della popolazione ristretta”, demandando agli organismi territoriali e ai direttori di istituto la previsione di “una diversa modulazione degli orari dei passeggi per evitare che le persone siano all’aria nelle ore più calde della giornata”. Nel provvedimento si parla, tra l’altro, anche di “punti idrici a getto e nebulizzatori” da installare nei cortili, di realizzare aree ombreggiate, di fornire acqua potabile in bottiglia ai detenuti e di riformulare le tabelle del vitto con menù adatti alla stagione. Tutte misure ancora, in gran parte, disapplicate. “Tra le carceri dell’Emilia-Romagna solo tre su sette hanno rivisto gli orari delle “passeggiate” e tre su dieci hanno pronti gli impianti di nebulizzazione - rivela il garante regionale Roberto Cavalieri -, cinque su dieci hanno coinvolto le aree sanitarie ma non si pensa ai disabili impossibilitati a spostarsi dalla cella rovente: insomma, siamo di fronte a una giostra delle buone intenzioni e i detenuti soffrono più del dovuto”.
“I reclusi delle tre carceri milanesi resistono per quanto sia possibile - dichiara il garante cittadino Luigi Pagano - tra black-out, interruzione provvisoria dell’acqua e blocco della cabina elettrica a Opera, risolto in mezza giornata, ma a Bollate e San Vittore si registra un affollamento incredibile, i detenuti si lamentano, giustamente, e il personale cerca di fare fronte ai vari problemi che si presentano in ogni minuto. È una crisi perpetua, oggi il caldo domani altre emergenze - conclude Pagano - e non cesserà o almeno ridurrà se non si mette seriamente mano a una riduzione delle presenze, cosa che di sicuro non è garantita dalle misure annunciate per l’ennesima volta dal governo”.
Nell’immediato servono anche più telefonate ai familiari, più ventilatori e frigoriferi. “Ma ci vogliono soprattutto interventi politici seri per ridurre il sovraffollamento - rilancia Rita Bernardini - provvedimenti come l’indulto accompagnato e differito proposto nel recente Giubileo dei carcerati e come la liberazione anticipata speciale prevista dal disegno di legge di Roberto Giachetti e già adottata in passato senza mai aver dato problemi”.










