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di Marina Lomunno


lavocedeltempo.com, 27 marzo 2020

 

Sebbene le proteste nelle carceri italiane causate dai provvedimenti restrittivi per l'emergenza coronavirus sembrano per il momento rientrate, non si placa l'apprensione degli operatori e dei reclusi in strutture spesso sottodimensionate e obsolete.

A questo proposito, il Garante dei detenuti della Regione Bruno Mellano con il coordinamento dei garanti dei Comuni piemontesi, ha espresso nei giorni scorsi preoccupazione per la situazione di emergenza causata dal coronavirus nella popolazione carceraria auspicando che al più presto, laddove è possibile si mettano in atto - come è accaduto nel carcere di Rebibbia a Roma - gli arresti domiciliari, provvedimento ancora a rilento per via della carenza dei braccialetti elettronici indispensabili per il controllo dei ristretti.

Dopo il Papa che non manca mai nelle sue preghiere di ricordare i detenuti che in questo tempo di isolamento soffrono l'impossibilità di essere visitati da parenti e volontari, anche il Presidente della Repubblica Mattarella, ringraziando i reclusi delle carceri del Veneto che hanno avviato una raccolta fondi per il reparto di Terapia intensiva dell'ospedale di Mestre, ha inviato una lettera rivolgendosi a tutti i carcerati italiani: "Ho ben presente la difficile situazione delle nostre carceri, sovraffollate e non sempre adeguate a garantire appieno i livelli di dignità umana e mi adopero, per quanto è nelle mie possibilità, per sollecitare il massimo impegno al fine di migliorare la condizione di tutti i detenuti e del personale della Polizia penitenziaria che lavora con impegno e sacrificio".

Anche nel carcere minorile torinese "Ferrante Aporti", come sottolinea Emma Avezzù, Procuratore per i minorenni del Piemonte e della Valle d'Aosta, in questi giorni difficili i ragazzi reclusi raggiungono la capienza massima dell'Istituto: "L'auspicio" sottolinea il Procuratore "è che si possano mettere in atto per i giovani detenuti definitivi misure alternative come la detenzione domiciliare in modo da alleggerire un momento difficile in cui, a causa dell'emergenza coronavirus, non si possono mettere in atto attività sia dentro che fuori dal carcere".

Stessa preoccupazione espressa dal cappellano del "Ferrante", il salesiano don Domenico Ricca che, a causa dell'impossibilità di ingresso dei volontari, ha dovuto sospendere la Messa quindicinale nella cappella dell'Istituto a cui partecipano regolarmente decine di ragazzi ristretti di tutte le confessioni religiose.

"Il carcere per ora regge grazie a chi lo presidia, allo staff di direzione, agli agenti della Polizia Penitenziaria in continuo contatto con i ragazzi, al personale educativo e di supporto psicologico, ai Servizi Sociali. Siamo rimasti noi. Grazie ai ragazzi, che reggono questo stato di privazione, ma sono troppi, speriamo che con i nuovi decreti alcuni possano trovare altre strade con le misure alternative" spiega don Ricca.

"Dopo l'interruzione della Messa avevo invitato i ragazzi a venire in cappella la domenica per una riflessione quaresimale ma abbiamo dovuto interrompere anche questi incontri per motivi di sicurezza. I giovani mi chiedono un ricordo nella preghiera per loro e le vostre famiglie. Lo faccio ogni mattina nella celebrazione della Messa prima di andare in carcere con la mia comunità religiosa".

Il cappellano ha poi mandato a tutti i detenuti un messaggio: "Sono sempre disponibile per un incontro personale anche solo per condividere una preghiera. Fatemelo sapere tramite solita domandina. Siamo in tempo di Quaresima, ma guardiamo alla Pasqua. Il Signore risorto è il fondamento della nostra speranza. E in questo momento abbiamo bisogno di speranza. Coraggio ragazzi".