di Giuseppe Frangi
ilsussidiario.net, 16 luglio 2026
Il caldo sta esasperando la vita nelle carceri italiane, sovraffollate e già invivibili. Lo Stato deve agire subito: sta già violando la sua Costituzione. “Visitare i carcerati” recita la sesta opera di misericordia. In questi tre giorni, da lunedì a oggi, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, le associazioni e le reti del Terzo settore che si occupano delle persone detenute hanno preso l’impegno di visitare le carceri in 30 città italiane per documentare le condizioni conseguenti ai picchi di caldo. “La mutazione climatica lì dentro diventa un’inutile e ulteriore punizione”, ha commentato Alessandro Bergonzoni, che ha partecipato all’iniziativa visitando il carcere di Bologna e uscendone sconvolto. “Venite e vedete, venite e ascoltate” è stato lo slogan lanciato dai Garanti per comunicare questa iniziativa presa sul piano nazionale.
I numeri del sovraffollamento infatti sono drammatici e inclementi. Ma dietro le cifre ci sono i corpi, i volti e le storie a testimoniare il livello di sofferenza che si sperimenta in questi giorni di canicola dentro le celle. Intanto i numeri: i dati del ministero sono impietosi. Come documenta il sito del giornalista Marco Dalla Stella che monitora la situazione delle carceri partendo proprio dai dati ministeriali, ieri l’indice di sovraffollamento era al 139,9%, di oltre 6 punti superiore rispetto allo stesso giorno di un anno fa. Le persone detenute sono 64.697 su una disponibilità di 46.258 posti. In 79 istituti il sovraffollamento è sopra il 150%, con il record di Lucca, un piccolo carcere dove l’indice raggiunge il 254%. Ma forse il dato più drammatico è quello di San Vittore con 1.085 detenuti su 484 posti e di Poggioreale con 2.271 detenuti per 1.357 posti.
Lo Stato stesso riconosce come questa situazione sia insostenibile: infatti negli ultimi tre anni oltre 17mila detenuti hanno ottenuto un riconoscimento, economico o in termini di riduzione della pena, per aver subito trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario. E a stabilirlo sono i magistrati incaricati di valutare le situazioni di detenzione. Non a caso il presidente Mattarella ha definito l’emergenza carceraria “una sconfitta per lo Stato”. Ridurre la vita nelle carceri in queste condizioni significa venire meno anche a un dettato costituzionale: l’articolo 27 della Carta infatti dice che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nessuna delle due condizioni oggi viene rispettata.
Ed è grave in particolare il fatto che il sovraffollamento sia un ostacolo ai percorsi di reinserimento sociale delle persone detenute, unica strada per evitare le recidive. “Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza”, hanno detto i Garanti, sottolineando l’equivoco che sottostà a tante politiche securitarie. Ci sono invece delle proposte concrete che potrebbero essere attuate per alleggerire la pressione, che oggi ricade in particolare sul personale di sorveglianza. I Garanti propongono ad esempio di portare la detrazione di pena per chi partecipa in modo positivo al percorso di recupero da 45 a 75 giorni per ogni semestre: uno strumento che premierebbe la condotta e la partecipazione all’opera rieducativa. Non per buonismo, quindi, ma per efficacia. Bisogna smettere di pensare al carcere come a un mondo a parte e smettere di illudersi che quello che si consuma oltre le sbarre non abbia un nesso con la nostra vita, in senso concreto oltre che morale.










