di Adriana Raimondi
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
Rafforzare la capacità della società civile di sostenere le vittime di crimini d’odio contro le persone Lgbtqi+: è questo l’obiettivo del progetto europeo Enact - Enhancing the capacity of civil society organisations to support victims of anti- Lgbtqi hate crimes, cofinanziato dall’Unione europea e coordinato in Italia da Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbti+. L’orientamento sessuale e l’identità di genere rappresentano una delle principali cause di crimini d’odio in Europa. Eppure, circa l’80% delle persone Lgbtqi+ nell’Unione Europea non denuncia gli episodi subiti, spesso per la mancanza di fiducia nelle autorità o per il timore di essere vittimizzate nuovamente in sede giudiziaria.
Enact affronta questa sfida promuovendo meccanismi di cooperazione virtuosa tra le organizzazioni della società civile e le autorità pubbliche, al fine di garantire alle vittime un sostegno concreto, contrastando altresì i fenomeni di vittimizzazione secondaria. Il progetto adotta un approccio intersezionale, riconoscendo le molteplici dimensioni della discriminazione e ponendo al centro le persone più esposte: migranti, rifugiati, persone transgender e non binarie, giovani e individui in condizioni di vulnerabilità socioeconomica. L’obiettivo è migliorare la consapevolezza dei diritti delle vittime e rendere più efficiente il sistema di supporto a loro disposizione.
Per farlo, Enact prevede alcune attività chiave: la mappatura dei servizi esistenti per le vittime di crimini d’odio anti- Lgbtqi+ nei Paesi partner, l’analisi delle esperienze delle vittime e delle prospettive dei professionisti del settore, la promozione della cooperazione tra enti pubblici e società civile attraverso workshop nazionali e lo sviluppo di un modulo di formazione online rivolto alle forze dell’ordine e agli operatori della giustizia.
In Italia, l’avv. ta Stefania Santilli e la prof. ssa Alice Sophie Sarcinelli, associate di Rete Lenford, hanno condotto una serie di interviste qualitative con sopravvissuti a crimini d’odio e con professionisti del settore legale, sociale e psicologico. Dall’analisi di queste testimonianze è nato il Rapporto nazionale italiano Enact 2025, disponibile on- line in open access, con cui viene offerto un quadro esaustivo della gravità del fenomeno nel nostro Paese.
La ricerca evidenzia un drammatico fenomeno di under- reporting che coinvolge le vittime di crimi d’odio. Molte persone non conoscono i propri diritti, temono ripercussioni, o non si sentono abbastanza tutelate. I professionisti intervistati confermano l’esistenza di gravi barriere strutturali: mancano coordinamento tra i servizi, formazione adeguata e procedure standardizzate per l’accoglienza delle vittime Lgbtqi+. Il progetto Enact assume, quindi, un’importanza particolare in Italia, dove manca una legislazione specifica sui crimini d’odio basati su orientamento sessuale o identità di genere, e dove i dati mostrano un preoccupante aumento di tali episodi in ragione anche del clima politico. La protezione delle vittime, per essere effettiva, deve necessariamente passare dalla costruzione di un sistema che sia innanzitutto in grado di riconoscere e rispondere ai loro bisogni specifici. Il progetto Enact si impegna in questo senso, proponendosi di formare operatori più consapevoli, sensibilizzare sul tema dei crimini di odio e supportare le vittime. La conferenza internazionale conclusiva del progetto, “How to improve the Support System for Survivors of Anti-Lgbtqi+ Hate Crimes”, si è tenuta a Girona il 13 novembre scorso e ha rappresentato l’occasione per tirate le somme dell’attività svolta e tracciare le direttrici per il lavoro futuro.










