di Mao Valpiana
Il Manifesto, 15 settembre 2026
Ha raggiunto le firme necessarie la campagna promossa da tre reti della società civile. Ora la proposta di iniziativa popolare è in senato. E nel dibattito elettorale. Entra in parlamento dalla porta principale: il disegno di legge sulla difesa civile non armata e nonviolenta ha ampiamente superato il quorum delle 50mila firme, nonostante il silenzio dei grandi media che l’ha circondata. È un sussulto nella palude della politica italiana. Mentre la partitocrazia discute di riforma elettorale e campi larghi o stretti, in sei mesi sui social e con il passa parola dal basso si è fatta strada la campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da tre reti della società civile (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, Sbilanciamoci! e Rete italiana pace e disarmo).
Partita in sordina a marzo, dopo il deposito in Cassazione del testo di legge, la raccolta di sottoscrizioni ha faticato a decollare, complice anche l’estate più calda e la scarsa disponibilità di risorse finanziare, ma negli ultimi giorni ha visto un’accelerazione formidabile grazie alle attiviste e gli attivisti che hanno raccolto consensi nei territori, ai testimonial del mondo dell’arte, della cultura, della scienza, della politica, dell’informazione, che ci hanno messo la voce e la faccia, alle associazioni, circoli, parrocchie, gruppi che si sono mobilitati, persino molti comuni che hanno approvato delibere di sostegno. Firma dopo firma, con un flusso crescente di migliaia al giorno, si è giunti al quorum prima della scadenza dei sei mesi fissata al 18 settembre.
È un passo fondamentale per il pacifismo italiano che porta una proposta concreta per costruire istituzioni di pace e nonviolenza direttamente sui banchi del parlamento. Nei prossimi giorni la legge verrà formalmente incardinata al senato. Un risultato appartenente alla piazza virtuale che si è riunita attorno ad un obiettivo preciso, un programma costruttivo che va oltre gli slogan facili buoni per tutte le stagioni e scavalla lo stereotipo del pacifista del No. Chi ha firmato è consapevole di aver aperto una nuova stagione nella storia del pacifismo italiano, capace di sostenere un’altra idea di sicurezza, di difesa, di politica, proprio oggi che la guerra viene presentata come inevitabile e il riarmo come unica risposta possibile.
La nonviolenza passa anche dalla democrazia diretta. Il disegno di legge “Istituzione e finanziamento del dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta” ha l’obiettivo molto ambizioso di dare alle istituzioni uno strumento concreto capace di tenere insieme gli articoli 11 e 52 della Costituzione: difendere la patria ripudiando la guerra. Rompere il monopolio della difesa militare armata (che ci costa 35 miliardi all’anno) è il primo passo necessario per mettere in campo istituzioni di pace. In un mondo dove le minacce sono sempre più ibride - dai cyber-attacchi alle crisi pandemiche, fino alle migrazioni forzate - i carri armati, i caccia bombardieri, i droni, risultano strumenti totalmente inefficaci e anzi controproducenti. I veri nemici da cui dobbiamo difenderci sono la crisi climatica, con lo scioglimento dei ghiacci e la desertificazione, alluvioni e incendi, la minaccia nucleare, il collasso delle risorse, la povertà e la fame.
Si basa su questa visione il testo diviso in articoli che costruisce una nuova architettura del sistema difensivo, finalmente una cornice istituzionale, con supporto giuridico e finanziario, all’organizzazione della difesa nonviolenta. Che, ha chiarito la Corte costituzionale in diverse sentenze, ha “equivalenza di dignità” con la tradizionale difesa armata. Dunque deve avere anche equivalenza di risorse. Per questo si prevede di mettere a sistema un fondo nazionale per la difesa civile non armata e nonviolenta assicurando programmazione e continuità delle risorse che saranno alimentate anche dai proventi dell’opzione fiscale del sei per mille che viene riconosciuta ai cittadini contribuenti. Non si tratta solo di un atto legislativo, è un invito al cambio di paradigma culturale. Togliere denaro alle armi e spostarlo sulla pace. Ecco perché il progetto di legge spaventa tanto i signori della guerra decisi a evitarne ogni discussione. Ora comincia la seconda fase: chiedere subito l’avvio dell’iter parlamentare, porre il tema della difesa all’attenzione dell’agenda politica per farne un elemento decisivo della prossima campagna elettorale. Proprio su questo potrebbe nascere il “campo largo della pace”.









