di Ferruccio Pinotti
Corriere della Sera, 11 ottobre 2022
Il vicario del Tribunale di Milano Fabio Roia: arretrati da ridurre, ma gli indici di smaltimento delle cause sono a livelli europei, pur se l’organico è ridotto: servono magistrati e funzionari.
Conservare la memoria storica, digitalizzare gli atti giudiziari, smaltire le cause pendenti e arretrate, modernizzare e velocizzare i processi civili e penali sfruttando al meglio i fondi del Pnrr, vegliare sulla correttezza di comportamenti (inclusi quelli dei magistrati), lavorare affinché il Tribunale di Milano confermi il suo ruolo di punto di riferimento di un’innovazione che deve coinvolgere tutta la giustizia italiana; esprimere infine una particolare vigilanza sul delicato tema della tutela della donna di fronte al crescendo di femminicidi e violenze. Sono questi gli obiettivi che il presidente vicario del Tribunale Fabio Roia, indica al Corriere quali priorità da perseguire con decisione.
Presidente Roia, Milano è un “tribunale modello” nella archiviazione e digitalizzazione degli atti giudiziari, ma molto resta ancora da fare, con un totale di 1.088.842 sentenze e volumi in carico all’archivio generale, 460.000 faldoni e 280.000 sentenze ancora da inserire nel programma “Chimera” appositamente creato da un vostro dirigente, il dr. Umberto Valloreja. Sono numeri che fanno paura, un lavoro che richiede risorse umane enormi, senza il quale la memoria rischia di andare perduta. Lei intende proseguire questo percorso? E come?
“Assolutamente sì, ci sono importanti esigenze di conservazione dei processi e dei loro atti: per finalità di ricerca storica, ma anche per finalità di inchieste in cui servono queste fonti in eventuali procedimenti ancora aperti. Le stragi, ad esempio, sono reati imprescrittibili, quindi la conservazione e la digitalizzazione degli atti è vitale se non ci si vuole trovare con faldoni gravemente danneggiati o distrutti dall’usura del tempo. Ci sono poi necessità nuove: molte case di produzione di fiction oggi ci chiedono gli atti giudiziari per realizzare delle serie tv. Ad esempio è in corso la realizzazione di una fiction sul disastro di Linate (la collisione tra due aerei avvenuta l’8 ottobre 2001) e una sul caso Wanna Marchi”.
Esiste però un problema di risorse?
“Sì, al tribunale di Milano siamo di fronte a una scopertura di personale amministrativo e giudiziario del 35% rispetto all’organico previsto, quindi le risorse per procedere con la digitalizzazione degli atti e con l’informatizzazione dei processi sono veramente esigue. Sarebbe interessante avviare dei progetti con enti e fondazioni che condividano queste esigenze, la digitalizzazione e riproduzione di faldoni di processi storici richiede strumenti e professionalità importanti”.
Il tribunale dispone solo di 250.000 euro l’anno per digitalizzare centinaia di migliaia di pagine di atti. Non sono pochi?
“Sì, sono pochi, con essi abbiamo già digitalizzato molti procedimenti storici. I funzionari che lavorano negli archivi sono solo 13. Urgono risorse e partner istituzionali. Milano è uno snodo centrale della memoria nazionale, perché ha vissuto molte vicende giudiziarie importanti che hanno fatto la storia d’Italia. Per questo bisogna insistere con forza”.
Non è paradossale che gli atti delle stragi di Milano e di Firenze del ‘93, ovvero via Palestro e via dei Georgofili, non siano stati scannerizzati congiuntamente, esistendo delle inchieste ancora aperte in materia?
“Sarebbe molto importante che questo avvenisse, perché ci possono essere uno o più Procure che indagano sullo stesso reato o su reati collegati, come appunto nel caso delle stragi del ‘93”.
Per questo riguarda l’arretrato, quali i numeri di Milano?
“I cosiddetti indici di ricambio di Milano sono di livello europeo, con indici superiori a 1,18 come medie di tasso di smaltimento, il cosiddetto “clearance rate”. Nel civile abbiamo indici positivi, cioé si smaltiscono più cause di quante ne arrivino, nel penale l’indice è pari a 0,99, quindi si crea un po’ di arretrato. Le cause civili pendenti erano 45.662 al 22 giugno 2022 con un arretrato di 4.426 pari al 10%. Mentre quelle penali pendenti al 28 luglio ‘22 erano 29.122, quelle arretrate 3.955 pari al 14%”.
Cosa serve di più per migliorare l’efficienza della giustizia?
“Non bisogna riformare i magistrati, ma la giustizia come servizio al cittadino: molti colleghi sono prossimi alla pensione, mancano 1600 magistrati da immettere nel sistema e arriveranno solo nel 2024. È vero che sono arrivati i nuovi funzionari dell’Ufficio del Processo, retribuiti coi fondi del Pnrr, ma sono assunti a tempo determinato con obiettivi ben precisi, come l’arretrato. Manca quindi personale che sia di supporto stabile ai giudici e qui a Milano abbiamo indici di scopertura del 35%”.
Veniamo al nodo dei controlli sui comportamenti dei magistrati. Risulta che sia avvenuta da parte dell’ex giudice Piero Gamacchio, già chiamato in causa per addebiti relativi a conti lasciati in sospeso e prestiti da parte di avvocati, la sottrazione di un numero consistente di fascicoli del tribunale di Milano: un reato penale. Si parla inoltre di un faro aperto dalla Procura in merito a presunte manipolazioni di fascicoli e di atti da parte del magistrato in questione. Cosa ci può dire in merito?
“Dobbiamo distinguere i due profili dell’attività e della vita personale dell’ex giudice: per quanto riguarda la vita privata ci sono profili sui quali il dirigente (il presidente del tribunale dell’epoca, ndr), che ha un dovere di vigilanza e di segnalazione - perché parliamo di illeciti con potenziale rilevanza penale -, se non ha conoscenza di fatti specifici attinenti al lavoro, non può intervenire. E’ vero tuttavia che a carico del dottor Gamacchio c’era stato un procedimento disciplinare del Csm per sottrazione di fascicoli, che lui poi aveva evitato si realizzasse andando in pensione. Se poi c’è dell’altro, andrà approfondito e valutato. Il sistema giudiziario, per funzionare, deve essere credibile dal punto di vista dei controlli”.
In questo caso così delicato ci saranno le dovute verifiche?
“Certamente, il magistrato in questione si è dimesso per vicende attinenti alla vita privata e io non credo vi siano stati esposti sottaciuti. Se poi ci fossero stati interventi sui processi o manomissioni degli atti, si tratterà di fatti di rilevanza penale che andranno vagliati dagli organi deputati alle indagini, qualora essi emergano. Il sistema giudiziario, per essere credibile, deve dare delle risposte giuste, razionali, trasparenti”.
Come si ricostruisce la credibilità della magistratura dopo un caso come quello scoppiato attorno a Palamara?
“Tutte le persone coinvolte sono state sanzionate o addirittura destituite. Mi sento di dire, avendo fatto parte del Csm ed essendo stato segretario di Unicost, che per conto mio c’è stata una certa enfatizzazione del caso, per finalità di vario genere. Non c’era e non c’è la Spectre, al CSM . Certo va detto che quando un magistrato viene eletto al Csm deve saper esercitare quel potere con continenza, trasparenza, senso di autocontrollo e del limite”.
Presidente, cosa può fare il sistema giudiziario per tutelare di più le donne? Si possono identificare meccanismi per far sì che tante denunce spesso ignorate non sfocino in evitabili femminicidi?
“Ritengo che il femminicidio sia un evento sempre evitabile, purché si creino reti di protezione di intervento complete, sensibili e dotate di adeguate risorse. Nelle aule di giustizia dobbiamo evitare ogni forma di violenza secondaria, ma la grande battaglia di civiltà la si può vincere solo sul piano culturale, quando la società tutta svolterà per una reale e praticata tutela del rispetto delle diversità del genere femminile”.










