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di Francesco Zaccaria*

Il Dubbio, 29 luglio 2026

Il modo in cui uno Stato tratta chi ha violato la legge dice molto della qualità della sua democrazia. È nelle carceri, più che altrove, che si misura la capacità delle istituzioni di coniugare sicurezza, legalità e rispetto della dignità umana. Quanto accaduto nelle scorse settimane nel carcere di Sollicciano, dove l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di alcune sezioni per le gravi condizioni igienico-sanitarie, non rappresenta un episodio isolato, ma è il simbolo di una crisi strutturale che da troppo tempo attraversa il sistema penitenziario italiano.

Il sovraffollamento ha raggiunto livelli incompatibili con un’esecuzione della pena conforme all’articolo 27 della Costituzione. In istituti progettati per ospitare un determinato numero di persone si vive quotidianamente ben oltre la capienza prevista, con inevitabili ricadute sulle condizioni di vita dei detenuti e sul lavoro della Polizia penitenziaria, degli operatori, degli educatori e di tutti coloro che garantiscono il funzionamento degli istituti. La pena non può trasformarsi in un trattamento contrario al senso di umanità. La Costituzione affida al carcere una funzione precisa: rieducare, favorire il reinserimento sociale, ridurre la recidiva. Ogni volta che queste finalità vengono sacrificate all’emergenza, non è soltanto il sistema penitenziario a uscire sconfitto, ma lo Stato di diritto. Come Associazione Italiana Giovani avvocati (Aiga) abbiamo scelto di conoscere questa realtà dall’interno. Attraverso l’Osservatorio nazionale Aiga sulle carceri, nel solo 2026 sono stati visitati 97 istituti penitenziari, instaurando un dialogo costante con direzioni, magistratura di sorveglianza, Polizia penitenziaria, operatori e persone detenute. Un impegno rafforzato dal protocollo sottoscritto con il Garante nazionale delle persone private della libertà personale, con cui, ad inizio luglio, è stato organizzato un importante momento di confronto sull’esecuzione della pena. Le visite e il confronto costante con il Garante confermano ciò che i numeri raccontano da tempo: sovraffollamento, insufficienza delle attività trattamentali e un numero di suicidi allarmante e inaccettabile impongono interventi non più rinviabili. Servono investimenti nelle strutture e nel personale, ma anche un ricorso più convinto alle misure alternative e alle pene sostitutive, ogni volta che l’ordinamento lo consente. Non è una scelta di minore rigore, ma di maggiore efficacia. Una pena capace di responsabilizzare riduce la recidiva e rende la società più sicura. Il carcere non è un mondo separato dal Paese. È il luogo in cui la Repubblica dimostra ogni giorno se i principi costituzionali sono davvero la bussola dell’azione pubblica o soltanto un’affermazione di principio. Ed è da quel banco di prova che passa la credibilità dello Stato di diritto.

*Responsabile Osservatorio nazionale Aiga sulle Carceri