di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 19 giugno 2026
Inaugurata una nuova sala di intelligence in Libia con Turchia e Qatar per fermare i flussi. La cooperazione siglata mentre all’Aia emergono i crimini commessi da milizie e apparati. Torture, gambizzazioni, violenze sessuali e uccisioni a sangue freddo. Questa è la Libia per i migranti fermati dalle milizie, intercettati dalle autorità e poi rinchiusi nei centri di detenzione. Il sistema era già noto da tempo dopo denunce di Ong e grazie al lavoro di inchieste giornalistiche di vario tipo. Ma da settimane questi apparati repressivi e criminali sono sotto la lente della Corte penale internazionale. Impossibile non dare credito ai giudici dell’Aia che hanno raccolto centinaia di testimonianze e hanno raccontato in aula, durante le udienze preliminari contro uno dei vertici delle milizie Radaa, l’inferno libico per i migranti.
Eppure, davanti a un quadro accusatorio gravissimo e documentato, il governo di Giorgia Meloni ha deciso di rafforzare ancora di più la collaborazione con le autorità libiche. A Tripoli, infatti, è stato lanciato il progetto pilota per la creazione di una Sala operativa congiunta “composta da funzionari libici cui si uniscono ufficiali di collegamento di Italia, Qatar e Turchia”, si legge nella scarna nota di Palazzo Chigi. Proprio lo scorso lunedì i colossi energetici dei tre paesi hanno firmato accordi con la National oil corporation libica dopo che lo scorso anno si sono aggiudicati tre dei nuovi cinque siti di esplorazioni messi a gara.
Tornando alla Sala operativa, l’obiettivo è sempre lo stesso: “Sostenere gli sforzi libici nella gestione dei fenomeni migratori illegali, rafforzare le capacità libiche di ricerca e di soccorso e migliorare lo scambio di informazioni”, per “salvare vite umane in mare e contrastare le reti criminali impegnate nel traffico di migranti”. Salvare vite umane è il mantra che ritorna di continuo in questo 2026, in cui il numero dei morti nel Mediterraneo rischia di toccare un record assoluto. Da gennaio ad aprile la conta è di 827 morti in mare al 7 giugno. Solo lo scorso 16 giugno sulle coste libiche sono stati recuperati altri 15 corpi dopo l’ennesimo naufragio.
Mentre ieri Alarm Phone ha lanciato l’allarme per un’imbarcazione in difficoltà con 64 persone a bordo. La nuova cooperazione annunciata da Meloni non è solo uno strumento tecnico contro i trafficanti: è il tassello di una normalizzazione politica delle relazioni con apparati libici accusati, direttamente o indirettamente, di alimentare violazioni e compiere crimini. La sala a Tripoli Da quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi a Domani, nella Sala operativa ci saranno ufficiali di collegamento che fanno capo direttamente al ministero dell’Interno e si occuperanno di uno scambio continuo di informazioni e di intelligence. Un ruolo già svolto negli anni anche dai servizi italiani e che ora viene messo a sistema insieme a omologhi turchi e qatarioti.
Secondo fonti di Palazzo Chigi, Frontex non avrà un ruolo nella nuova sala operativa tripolina, pur restando coinvolta nel più ampio quadro di cooperazione europea con la Libia. L’area di ingaggio, comunque rimane quella della Tripolitania nonostante gran parte delle imbarcazioni che approdano in Europa salpano dalla Cirenaica, area sotto il ferreo controllo del generale Khalifa Haftar e dei suoi figli. La famiglia Haftar non guarda con favore alla nuova partnership di intelligence tra i cinque paesi, sia perché le varie milizie nel suo territorio sono coinvolte attivamente nel traffico di esseri umani sia perché anche Bengasi esige una sua parte.
I rapporti con il governo italiano sono solidi, come dimostrano i vari incontri che si sono tenuti negli ultimi quattro anni, ma negli ultimi giorni sono aumentate le tensioni con la detenzione in Libia dei due attivisti italiani della Flotilla. Difficile smuovere il generale dalle sue posizioni senza dare niente in cambio. Tra Europa e tensioni La Libia, come ciclicamente accade, torna a essere di primaria importanza per il governo italiano e per Bruxelles. Mercoledì la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ribadito in una lettera inviata ai leader Ue in vista del Consiglio europeo che l’”interazione” con il paese nordafricano è “indispensabile” dato che è la principale origine delle partenze dei migranti. E ha aggiunto che proprio per questo motivo la Commissione sta “fornendo un sostegno finanziario e operativo mirato”.
A Tripoli la tensione aumenta di giorno in giorno nei confronti dei migranti presenti nel paese. Martedì alcuni manifestanti si sono trovati fuori dalla sede dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) per protestare contro la gestione migratoria dopo che una notizia circolata su vari portali riportava di un progetto di reinsediamento di migranti in Libia. Pronta la smentita da parte dei rappresentanti Onu nel paese, ma da parte della cittadinanza c’è opposizione alla costruzione dei cosiddetti return hubs come previsto dal nuovo regolamento rimpatri approvato dall’Ue. Prove di unione La sala operativa nasce in un momento in cui la Libia sta provando a mostrarsi più “statale” - bilancio unificato, roadmap elettorale, trattative tra famiglie - ma il controllo reale del territorio resta nelle mani di reti armate, famiglie politiche e apparati di sicurezza.
A Tripoli il premier Dbeibeh a capo del Governo di unità nazionale non ha intenzione di cedere lo scettro, anzi suo nipote Ibrahim, stretto collaboratore, scalpita per diventare il prossimo primo ministro. A Bengasi invece Saddam Haftar ha accumulato nomine e potere e si appresta ad accogliere l’eredità del padre. I due “delfini” stanno portando avanti le trattative per le rispettive famiglie. Dopo vari incontri, tra cui uno a Roma lo scorso settembre e uno a Parigi, si sono ritrovati ad Abu Dhabi nei giorni scorsi. Si tratterebbe del terzo round di colloqui tra i due, il cui contenuto rimane comunque segreto. Ma una prima novità è arrivata ieri: le autorità libiche hanno concordato una nuova tabella di marcia, l’ennesima, che porti a nuove elezioni parlamentari e presidenziali nel 2027.










