di Giovanna Vitale
La Repubblica, 14 luglio 2021
Bagarre in aula e lavori subito sospesi, ma i capigruppo dicono no al ritorno in commissione. Renzi e la Lega insistono per modificare il provvedimento, il cui voto rischia di slittare a settembre. Come in un gigantesco gioco dell'oca, nel giorno in cui il ddl Zan approda nell'aula del Senato dopo otto mesi di ostruzionismo leghista, il partito di Matteo Salvini prova a far ripartire dal via l'istruttoria sulla legge contro l'omotransfobia. Proponendo subito di sospendere i lavori per tornare al tavolo della maggioranza e tentare un'ultima mediazione.
E pazienza se a quel tavolo una mediazione è già stata tentata ed è miseramente fallita. L'importante è prendere ancora tempo, indirizzare il testo verso un binario morto. Ma la manovra riesce solo in parte: dopo un pomeriggio di battaglia, tra questioni di pregiudizialità e cori da stadio, l'avvio della discussione generale è rinviata a oggi; martedì prossimo scadrà il termine per depositare gli emendamenti; dopodiché si comincerà a votare. Quando, però, resta un rebus: causa ingorgo di decreti più urgenti, che avranno la precedenza su tutto. Entro il 24 va convertito il Sostegni bis, entro il 30 il Semplificazioni. Per la Zan il percorso si fa comunque a ostacoli, con il rischio concreto di un rinvio a settembre.
La seduta non è ancora iniziata quando i senatori si mettono ad armeggiare col pallottoliere. All'appello mancano 11 grillini, nel Pd gli assenti giustificati sono tre. Numeri che, se si dovesse votare oggi, porterebbero la legge contro i crimini d'odio dritta contro un muro. Lo dice chiaro Matteo Richetti, unico esponente di Azione: "Se il clima resta questo, al primo scrutinio segreto ci andiamo a schiantare". Riflessione condivisa con l'azzurro Andrea Cangini, fra i più favorevoli al ddl, sebbene modificato: "Così non passa". Mentre Roberto Calderoli, mago delle manovre d'aula, già gongola: "Stavolta non presenteremo migliaia di emendamenti, ma pochi e ben mirati, userò il mitra di precisione".
Ecco perché Italia viva si agita. E decide - insieme a Fi e l'appoggio esplicito di FdI - di sostenere la richiesta del capo della commissione Giustizia, Andrea Ostellari, per sospendere la seduta e far ripartire la caccia a un improbabile compromesso. Con la sponda della presidente Casellati, che dopo l'intervento del leghista decide di convocare in chat - altro inedito assoluto - la conferenza dei capigruppo per verificare "se c'è un percorso per fare una legge insieme", insiste il renziano Davide Faraone. Ma M5S e Pd non ci stanno. E in aula esplode la bagarre.
Ci prova il dem Franco Mirabelli a spiegare che la proposta del Carroccio è "l'ennesima melina per affondare una legge che dà tutela a migliaia di persone e si tenta invece di affondare con giochetti, tattiche e furbizie", ma i buuuu e le urla provenienti da destra lo sovrastano. Finché l'ex presidente del Senato Piero Grasso non perde la pazienza e se la prende con colei che l'ha sostituito sullo scranno più alto di palazzo Madama: "Dobbiamo ristabilire la verità in quest'aula", esordisce l'ex magistrato mentre l'emiciclo si trasforma in un'arena.
"Lei non può consentire ad Ostellari di dare la sua versione, tra l'altro non corretta, sui lavori della Commissione senza ascoltare noi", si sgola. "Abbiamo dovuto forzare per discutere questo provvedimento e ora torniamo indietro? Lei non lo deve consentire", si inalbera. E quando la grillina Maiorino accusa la Lega di "non aver alcun interesse" a varare il ddl Zan, l'assemblea si trasforma in un ring. Costringendo la presidente a brandire il campanello per riportare la calma: "Non voglio un clima da stadio, gli Europei li abbiamo già vinti". Ma non c'è verso. Gli animi sono infuocati. "Come facciamo a parlare di legge contro l'odio se non riusciamo a confrontarci civilmente?", si rammarica la capogruppo delle Autonomie, Julia Unterberger chiedendo di fare "tutti un passo indietro". Impossibile, a giudicare dalla distanza fra le opposte fazioni.
Sono i capigruppo a certificare il burrone che li divide. La proposta del centrodestra e di Iv di prendere tempo per una nuova mediazione viene rispedita al mittente. "Ci abbiamo già provato e non è andata bene", fa muro il 5 Stelle Ettore Licheri. Alla fine la decisione è presa: entro il 20 luglio vanno depositati gli emendamenti, invece le pregiudiziali di costituzionalità firmate da Lega e FdI si votano subito. A esprimersi, con analoghi argomenti, sono sia Renzi sia Salvini. "La prova che sono d'accordo", sbuffa un senatore dem.
"Il mio è un appello molto semplice", attacca il senatore di Firenze: "Si faccia un accordo sui punti controversi e si chieda a tutte le forze politiche di presentarlo alla Camera entro 15 giorni. Se si andrà allo scontro, muro contro muro, e si andrà allo scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi". Più o meno il medesimo invito del leader leghista: "Chiedo di superare steccati ideologici e in un mese approviamo una norma di civiltà". Tesi che pecca di incoerenza, punta il dito Loredana De Petris, capo del Misto: "Perché questo appello a rispettare i diritti non l'ha fatto ai suoi alleati dell'Ungheria di Orban?".
Il voto, palese, respinge le pregiudiziali con 124 sì, 136 no e 4 astenuti. Lo scarto è di appena 12 senatori. Quando ci sarà da misurarsi con lo scrutinio segreto i 17 di Iv saranno decisivi. Ma per oggi la capogruppo pd Simona Malpezzi si gode il successo: "Al Senato la maggioranza per approvare il ddl Zan c'è". Al riparo dell'urna, però, rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro.










