di Grazia Longo
La Stampa, 21 agosto 2024
Il presidente emerito della Corte costituzionale: “Le Regioni non possono andare in ordine sparso. L’Italia laica e pluralista segua la sentenza della Consulta. Le linee guida del Vaticano sono un aiuto”. “Serve una legge sul fine vita, nel solco di quanto stabilito e confermato dalla Consulta per cui è incostituzionale la punizione di una persona che aiuta a morire un malato che si trovi in quattro precise condizioni”. Lo ribadisce Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della Giustizia.
Quali sono i quattro paletti fissati dalla Consulta?
“Infermità irreversibile, sofferenza intollerabile per il paziente, capacità di esprimere la propria volontà e presenza o necessità di trattamenti di “sostegno vitale”.
Sull’ultimo paletto c’è stata un’ulteriore apertura della Corte costituzionale con l’ultima sentenza di inammissibilità del Referendum sull’eutanasia...
“A mio avviso non si è trattato di un’apertura, ma di una precisazione. Sono state esemplificate delle ipotesi di sostegno vitale maturate nell’esperienza tecnica e medica degli ultimi cinque anni. Già con la sentenza 242 del 2019 la Corte aveva fatto degli esempi (nutrizione e idratazione artificiale e ventilazione forzata), ora ne ha aggiunti altri come il catetere, l’evacuazione manuale, l’aspirazione del muco che vanno a completare il quadro che prima indicava la dipendenza da macchine salva vita. In altre parole il concetto di sostegno vitale va interpretato alla luce dell’evoluzione della scienza e della medicina. Quindi non solo l’intervento meccanico delle macchine, ma anche altri trattamenti come quelli che la Corte stessa ha citato. Se n’è parlato tanto perché nel nostro Paese quello del fine vita è un “tema caldo” proprio perché non esiste una legge”.
Perché secondo lei non abbiamo ancora una norma? Il 10 marzo 2021 la maggioranza di centrosinistra alla Camera approvò un disegno di legge. Ma quel percorso terminò con la caduta del governo Draghi...
“Purtroppo il discorso si è arenato, suppongo anche per le troppe divergenze che esistono tra l’ala più integralista dei cattolici e quella laica. Spetta al Parlamento impegnarsi per trovare una soluzione. Che, comunque, non potrà superare i confini delineati dalla sentenza della Consulta del 2019. La legge è necessaria, anche per mettere fine al caos della pluralità e della diversità di interpretazioni della sentenza della Consulta da parte delle varie Regioni e dei giudici nell’applicazione di essa. Eppure i quattro paletti indicati dalla Consulta, che devono essere compresenti, sono chiari”.
A settembre la discussione di un disegno di legge è stata calendarizzata in Senato. Lei è ottimista?
“Non spetta a me fare delle previsioni. Nella precedente legislatura si era arrivati a un traguardo importante con l’approvazione della Camera. Mi auguro che a settembre la discussione avvenga in coerenza con il pluralismo e la laicità della Repubblica, nel rispetto della dignità della persona. Occorre evitare l’irrigidimento delle parti contrapposte: l’una in nome di una assoluta libertà dell’individuo; l’altra in nome di una indisponibilità altrettanto rigida della propria vita. Il Parlamento deve fare una valutazione sovrana di entrambe le posizioni. Ricordando sempre che non vi è un diritto all’aiuto di un terzo in generale per morire, ma che non è punibile chi presta aiuto a un malato nel rispetto dei quattro paletti fissati dalla Corte, quando il malato non è in grado di agire da solo. C’è da augurarsi che si arrivi a un dialogo sereno e non strumentale”.
In che modo influirà il “Piccolo lessico del fine vita” recentemente diffuso dalla Pontificia Accademia per la Vita?
“In qualche misura è un aiuto di cui si dovrà tenere conto, in virtù della sua saggezza e autorevolezza, come delle altre indicazioni espresse in materia perché la verità non sta mai da una parte sola. Servono dialogo e confronto, tanto più che il tema è molto complesso. In una Repubblica laica e pluralista come la nostra possiamo affidarci alla Costituzione che con gli articoli 2 e 3 stabilisce che impone di non offendere la vita e la sua dignità”.
Non è certo facile trovare un’intesa...
“Per questo è importante il ruolo del legislatore. Sia la Chiesa sia la Corte Costituzionale lo sollecitano perché lui è l’unico competente a decidere in termini di diritto sul tema del “fine vita”. La Consulta ha anticipato la decisione sulla non punibilità dell’aiuto in presenza di quei quattro paletti”.
Che cosa può fare il governo per agevolare l’approvazione di una legge?
“Può sollecitare il Parlamento affinché giunga a una decisione in tempi brevi in modo da evitare il protrarsi di un contrasto che può essere strumentalizzato”.
E intanto come ci si comporta di fronte ai malati che chiedono di morire e hanno rifiutato le cure palliative?
“Se il paziente non accetta la sofferenza e la malattia può farsi aiutare per anticipare la morte. Ma il problema è che al momento nelle Regioni, nelle strutture sanitarie e nelle interpretazioni dei giudici si procede in maniera differente. Bisognerebbe attuare le indicazioni della Corte Costituzionale”.










