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di Natalia Aspesi


La Repubblica, 13 luglio 2021

 

Se non direttamente interessato, non so quanti di noi sappiano esattamente cosa dica la proposta di legge Zan, se non che se la vuoi così come è sei di sinistra e se invece vuoi delle modifiche sei di destra: siamo ormai estenuati e confusi dall'oscuro e martellante vociferare sull'argomento in riunioni di alto litigio politico, prediche vescovili, gruppi femministi pro e gruppi femministi contro, associazioni lesbocentriste, transleniniste, fasciosessiste, movimenti solo-babbo-mamma o profamilia o frocioimpalatori, o cortei di fanciulli che cantano l'inno Zan-Zan dichiarando gioiosi le loro variazioni, e di suore che invocano San Sebastiano frecce comprese.

Non si saprebbe a chi credere se non fosse per il sacerdote con lussuosi paramenti ricamati d'oro che in piazza come fosse S. Bernardino da Siena minaccia urlando orrori infernali ai figli di Satana Zanisti, e pure la buona signora umbra addetta a terrorizzare l'infanzia incolpevole, che con la Zan, non avendo visto né Padre Padrone, né Sex and the city, predice un futuro di pecore molestate e di apposita oggettistica umiliata: sono loro, questi eredi del Malleus maleficarum a obbligarti a non avere dubbi e a tifare per la Zan. Il testo di legge, già approvato alla Camera e in discussione da oggi al Senato, dovrebbe completare l'articolo 604 bis del nostro Codice Penale che già punisce "Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa". Cui si chiede di aggiungere "nuove fattispecie penali che puniscono comportamenti accumunati dalla finalità di discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sulla identità di genere".

Insurrezione di eterocasti: non sarà che questa variante potrebbe intaccare l'art. 21 della Costituzione che assicura la libertà di pensiero? Per esempio, un magistrato di cattivo umore potrebbe giudicare reato un coro di bimbi addestrati, innocenti! a cantare "brutto frocio ti sfascio" oppure "trans bastonato è mezzo salvato", e non, come per molti è, una semplice manifestazione di pluralismo delle idee? Un altro paio di punti che anche se non ci sono pazienza, strazieranno il feroce dibattito. Intanto noi stupidelli che abbiamo vissuto troppi decenni nel secolo scorso e che avendone visto e vissuto di tutti i colori nel ramo "scopo con chi voglio" e ritenuto un buon arrivo, oggi disprezzato, le unioni civili (ottenute dopo quarant'anni di scontri parlamentari, ahi noi, dal governo Renzi) ci troviamo spiazzati dalla nuova paludata e rigida cultura della nomenclatura sessuale.

Ai nostri tempi c'erano gli eterosessuali, femmina e maschio, gli omosessuali, maschio e femmina, e i trans variabili. Accanto ai gruppi femministi anni '70 c'erano i gruppi trans passati da Casablanca, cioè liberati dal troppo; poi vennero le trans brasiliane, ragazze di bellezza sfolgorante ma tuttora equipaggiate con l'ingombro di nascita, e per questo costosissime per i loro ammiratori.

Adesso non si sa, si resta sul vago, tra un eccesso forse, di sfumature, e noi vecchie curiose non osiamo chiedere. Per esempio quando l'attore Elliot Page che amammo moltissimo quando era l'attrice Ellen, si fa fotografare a torso nudo e senza seno però in mutande, non può impedirci di pensare e lì sotto cosa ci sarà, tutto, niente? Né di sentirci confuse e umiliate quando su Instagram appaiono ragazzi delle medie che dondolandosi un po' sonnacchiosi, tengono lezioni di orientamento sessuale e noi antichi che ancora non sapremmo descrivere la differenza nota ad ogni piccino, tra orientamento sessuale e identità di genere.

Sarà forse come negli anni 50, quando non esistendo i gay, molte ci fidanzammo con giovanotti gentili ma poco espansivi adorati dalle mamme causa baciamano: e solo adesso cominciamo a trovarci circondati non dai trans che fanno parte da secoli della storia umana, ma appunto da questi amabili fluttuanti che bisognerà imparare a seguire nelle loro variazioni. Addirittura sposandoli al momento giusto. Zan Zan.