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di Giovanna Casadio

La Repubblica, 19 aprile 2022

Forza Italia favorevole alla cittadinanza. Alla Camera in commissione si votano gli emendamenti per dare la cittadinanza italiana ai ragazzi figli di stranieri che abbiano completato un ciclo di 5 anni di scuola. In Senato riunione di maggioranza sul fine vita.

In commissione Affari costituzionali di Montecitorio si votano gli emendamenti al testo per dare la cittadinanza italiana ai ragazzi figli di stranieri che abbiano completato un ciclo di 5 anni di scuola. Una legge attesa da decenni, che nella passata legislatura è arrivata a un passo dall’approvazione, per poi inabissarsi nel porto delle nebbie del Senato. Riguarda circa 800 mila giovanissimi italiani di fatto, ma non di diritto. Sono oltre 600 le modifiche presentate dai leghisti e da Fratelli d’Italia, le più strambe, come sostenere esami d’italiano sulle sagre regione per regione o avere il massimo dei voti scolastici per presentare la richiesta di cittadinanza. La destra non entra neppure nel merito di quello che definisce “ius soli” camuffato.

La proposta, scritta dal grillino Giuseppe Brescia, presidente della commissione, prevede due soli articoli. Tuttavia l’intenzione della Lega è di fare ostruzionismo, picconando la legge e sostenendo che la cittadinanza ai figli comporti di conseguenza la cittadinanza anche per i genitori stranieri. Ma a sorpresa si è verificata una novità politica: Forza Italia si è dissociata da Salvini e Meloni e voterà a favore dello ius scholae. Renata Polverini, che aveva presentato una legge simile, ha convinto il partito. Per il Pd è la battaglia di sempre. Afferma Matteo Mauri, a cui il segretario Enrico Letta ha affidato il dossier cittadinanza: “Noi Dem andremo avanti, nonostante le difficoltà, per portare a casa il risultato entro la fine della legislatura, perché i diritti sono una priorità”.

La strada è in salita. Se le destre continueranno a fare ostruzionismo, il centrosinistra, insieme con i forzisti, potrebbero tentare di portare la legge direttamente in aula. Diversamente non basterebbero gli undici mesi che restano a questa legislatura, per completare l’esame.

Suicidio assistito - E a Palazzo Madama oggi, o domani al più tardi, è prevista una riunione di maggioranza sul suicidio assistito. Qui gli ostacoli sono già al primo varco: lo scontro infatti è sul relatore. Salvini e il capogruppo leghista Massimiliano Romeo puntano su Simone Pillon. Pillon, ultra cattolico, promotore della battaglia contro il ddl Zan sull’omofobia e della campagna contro l’utero in affitto per punire le coppie che vi fanno ricorso all’estero, dal momento che in Italia è una pratica vietata, ha detto: “Sono pronto”. Formalmente spetta al presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari decidere. Mentre Annamaria Parente, la presidente dell’altra commissione competente, la Salute, potrebbe affidare il ruolo di relatori alla dem Caterina Biti e al grillino Giuseppe Pisani.

Pillon aveva già dichiarato che la legge sul fine vita è da modificare per evitare pratiche eutanasiche, e che il testo approvato alla Camera il 10 marzo scorso, non va bene. I numeri dei giallo-rossi al Senato sono più risicati che a Montecitorio. Inoltre Forza Italia è contraria, sia pure tra molti mal di pancia. In otto articoli, la legge sul suicidio assistito riprende le indicazioni della Consulta dopo la sentenza del 2019 sul caso Cappato, processato e poi assolto per avere aiutato nel suicidio medicalmente assistito Dj Fabo. Sono stati previsti molti paletti, tra cui il passaggio attraverso le cure palliative e il requisito di potere accedere al suicidio assistito solo se attaccati a macchine di sostegno vitale. Per i radicali e l’associazione Coscioni il rischio è che la legge provochi discriminazioni tra malati terminali e chiedono di allargarne le maglie. Ma per i centristi come Paola Binetti, medico, cattolica, “è una pratica eutanasica”. Franco Mirabelli, vice capogruppo dem, è tuttavia convinto che la legge arriverà all’approdo.