sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Davide Varì

Il Dubbio, 27 settembre 2026

La Garante regionale della Calabria: “Il dibattito sull’indulto responsabile sia l’occasione per affrontare strutturalmente il sovraffollamento. Ogni misura deve accompagnarsi a percorsi concreti di responsabilizzazione, reinserimento e soprattutto prevenzione e prevenzione della recidiva”. La proposta di un “indulto responsabile”, presentata alla Camera dei deputati e rilanciata in queste ore nel dibattito nazionale, riporta l’attenzione, mai abbandonata, sulla condizione delle carceri italiane e, in particolare, sul problema del sovraffollamento. Sul tema la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Giovanna Francesca Russo, richiama la necessità di affrontare la questione al di fuori di contrapposizioni ideologiche.

“Il tema non può essere ridotto all’alternativa tra clemenza e rigore. Occorre partire dalla Costituzione e tenere insieme ciò che troppo spesso viene rappresentato come inconciliabile: diritti, giustizia e sicurezza. La finalità rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 non indebolisce la sicurezza collettiva: se resa effettiva attraverso lavoro, formazione, cura e responsabilizzazione, contribuisce alla prevenzione della recidiva”.

Secondo la Garante, un eventuale intervento deflattivo può incidere sulla pressione numerica degli istituti, ma non può sostituire una politica strutturale dell’esecuzione penale.

“Occorre rafforzare la magistratura di sorveglianza e gli Uffici di esecuzione penale esterna, garantire una sanità penitenziaria realmente integrata con quella territoriale e costruire percorsi concreti di lavoro, formazione e reinserimento. Allo stesso tempo - sottolinea Russo - devono essere tutelate le condizioni di lavoro e la sicurezza della Polizia penitenziaria e di tutti gli operatori. Un carcere nel quale i diritti sono effettivi è anche un carcere più governabile e più sicuro”. Per la Garante, tuttavia, il punto decisivo è soprattutto un altro: “Dobbiamo cominciare a occuparci seriamente del giorno dopo”. “Quando una persona termina la pena o accede legittimamente a una misura alternativa, lo Stato non può considerare conclusa la propria responsabilità. Il ritorno nella società deve essere preparato prima dell’uscita attraverso continuità sanitaria, opportunità lavorative e formative, sostegno abitativo e presa in carico sociale. Diversamente rischiamo di intervenire sull’emergenza senza modificare le condizioni che possono favorire il ritorno nel circuito penale”. Da qui la necessità, secondo Russo, di costruire una responsabilità istituzionale condivisa tra amministrazione penitenziaria, magistratura, Regioni, enti locali, sanità, Terzo settore e mondo produttivo.

“La discussione sull’indulto responsabile può diventare un’occasione per aprire un confronto più ampio sul modello di esecuzione penale che vogliamo costruire. Senza dimenticare la tutela delle vittime dei reati e le esigenze di sicurezza dei cittadini, dobbiamo avere la capacità di superare la logica dell’emergenza”. “La credibilità dello Stato - conclude la Garante - non si misura soltanto nella capacità di far eseguire una pena, ma anche nel modo in cui quella pena viene eseguita e nella capacità di preparare il ritorno della persona nella società. Non dobbiamo scegliere tra diritti e sicurezza: dobbiamo costruire un sistema capace di garantirli entrambi. Ridurre la recidiva significa tutelare la dignità della persona, rendere effettiva la Costituzione e produrre sicurezza per l’intera collettività”.