di Luigi Manconi
La Repubblica, 7 dicembre 2022
Uno strumento utile al monitoraggio dello stato delle tutele è il nono rapporto dell’associazione A Buon Diritto Onlus. Dove si elenca ciò che è stato fatto e si suggerisce quel che si potrebbe fare. Mentre i segnali che arrivano dal governo sono tutt’altro che incoraggianti.
Dal 25 settembre del 2022 e, per la verità, da qualche mese prima si è diffusa in larghi settore dell’opinione pubblica una certa preoccupazione relativamente ai rischi e alle insidie che il nostro sistema dei diritti possa correre a seguito dell’insediamento di un governo di destra. Pericoli che le prime mosse e già le primissime parole dell’esecutivo Meloni hanno confermato, attraverso non solo messaggi ma anche atti concreti. A esempio: l’introduzione nell’ordinamento di una nuova fattispecie penale lesiva dei fondamentali diritti di riunione e manifestazione (il cosiddetto decreto anti-rave) e di una più pesante e discriminatoria disciplina dell’ergastolo ostativo.
Esponenti del governo e della maggioranza hanno precisato, tuttavia, che la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza non verrà messa in discussione in alcun modo. Il che può tranquillizzare fino a un certo punto, perché, come è noto, la normativa sull’aborto conosce le sue maggiori difficoltà soprattutto nella carente e così spesso non corretta applicazione. Ma per quanto riguarda tutte le altre famiglie di diritti civili e sociali, soggettivi e collettivi, che sono gli uni indissolubilmente correlati agli altri, c’è poco da stare sereni, considerate le molte avvisaglie negative.
Dunque, risulta estremamente utile, per compiere un monitoraggio puntuale e minuzioso dello stato dei diritti in Italia, consultare il Rapporto che ha esattamente quel titolo e che è stato realizzato da A Buon Diritto onlus. È il nono report elaborato nell’ultimo decennio e si avvale della collaborazione di una ventina di ricercatori, ciascuno competente per ogni campo di diritti. Diciassette sono le aree tematiche: libertà di espressione e di informazione, pluralismo religioso, salute e libertà terapeutica, ambiente, istruzione, lavoro, persone e disabilità, profughi e richiedenti asilo, migrazioni e integrazione, rom e sinti, Lbgtqi+, autodeterminazione femminile, minori, prigionieri, salute mentale, dati sensibili, diritto all’abitare.
Analizzando il rapporto sarà possibile seguire più agevolmente gli slittamenti che diritti e tutele potrebbero subire da ora in avanti, tenendo conto soprattutto del fatto che il rapporto documenta con cura cosa è successo nel 2021 e di conseguenza, punto per punto, propone cosa può essere fatto dal 2022 in poi per assicurare, a quegli stessi diritti, una più sana e robusta costituzione. Uno strumento di difesa, quindi.










