di Simona Bonfante
Il Riformista, 13 agosto 2026
Dallo scorso primo agosto il detenuto Gilberto Cavallini, che dal 19 luglio si trova recluso nella Casa Circondariale di Parma in regime di “isolamento diurno”, non viene più portato al passeggio per le due ore d’aria giornaliere imposte per legge, e la ragione è la carenza di personale di polizia penitenziaria. Gli agenti ad agosto vanno in ferie e, in mancanza, il carcere non è in grado di garantire alle persone detenute il rispetto dei loro basilari diritti umani. Ci si chiede perché non pensarci prima, visto che agosto arriva ogni anno. “Cavallini - riferisce l’avvocato Luca Brufani - in una settimana, dall’1 al 7 agosto, ha fatto solo due ore d’aria in totale, delle 14 cui avrebbe avuto diritto”.
Ed è bene capire cosa significhi essere privati anche di quelle due ore di ridotta mobilità al giorno per una persona ristretta in un isolamento infernale. Significa restare segregati H24 in una cella sigillata col blindo, il portone blindato che si aggiunge al cancello e isola la persona ristretta dall’intero mondo circostante e impedisce anche all’aria di circolare. Senza aria dentro, senza possibilità di prendere aria fuori né di sgranchirsi le gambe, uscire dal buco nero della cella anche solo per una camminata in un lugubre passeggio chiuso. “Non è una semplice anomalia organizzativa - denuncia l’avvocato Brufani - ma il segnale di una frattura profonda tra il diritto scritto e la realtà quotidiana dietro le sbarre. L’ora d’aria non è un premio, non è una gentile concessione dell’amministrazione: è una delle principali libertà residue che sopravvivono alla restrizione della libertà personale”.
Cavallini è costretto in isolamento diurno dal novembre dello scorso anno, in virtù di una sanzione penale accessoria comminata a seguito dell’ergastolo passato in giudicato nel 2025 per la strage alla stazione di Bologna di 45 anni prima. Cavallini patisce una punizione estrema differita di mezzo secolo proprio quando, dopo quattro decenni di galera, era stato riconosciuto rieducato al punto da meritarsi la semilibertà. “In Italia può accadere che lo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali, finisca per comportarsi peggio dei criminali che dice di voler combattere”, osserva Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino. “E può accadere che non sappia nemmeno rivendicare i propri successi, quando il percorso di risocializzazione di un detenuto dimostra che un uomo può cambiare, riscattarsi ed essere restituito alla società”.
Ma può lo Stato chiudere per ferie i diritti umani? Può derogare ai propri obblighi costituzionali? “Negare al detenuto Cavallini anche quelle due minime ore quotidiane di mobilità è illegale”, denuncia l’avvocato Brufani. “Lo si vuole sepolto vivo per tre anni, per vendetta chiosa Bernardini - in nome di un isolamento diurno che le Mandela Rules delle Nazioni Unite vietano espressamente quando supera le due settimane”. Insomma, lo Stato è fuori legge. L’isolamento di Cavallini è una tortura illegale.










