di Emanuele Lauria
La Repubblica, 28 dicembre 2020
L'impegno con l'Onu è del 1993. Da Pd-5S la proposta di legge per istituire una commissione nazionale indipendente. In aula entro gennaio. Ventisette anni, sette legislature, trascorsi invano. Due o tre ere politiche dentro le quali l'Italia non è riuscita a rispettare un impegno votato il 20 dicembre del 1993 all'assemblea generale delle Nazioni Unite: quello di istituire una commissione nazionale indipendente sui diritti umani.
Almeno una decina di iniziative, in questo lungo periodo, sono abortite sull'altare di altri interessi ritenuti prioritari, senza neppure la possibilità di superare la fase dell'esame in commissione. Ora c'è una proposta che mette insieme i due principali azionisti di maggioranza, Pd e M5s, e porta la firma dei deputati Lia Quartapelle, Giuseppe Brescia ed Emanuele Scagliusi.
C'è un impegno del presidente della Camera Roberto Fico a portare la proposta di legge in aula entro gennaio e c'è una petizione di +Europa che ha già raccolto oltre 1.400 firme che ha l'obiettivo di sollecitare Montecitorio a mettere fine alla lunga attesa.
La risoluzione votata alla vigilia di Natale di 27 anni fa impegnava i Paesi contraenti a dotarsi di organismi autonomi dalla politica (seppur votati dalle Camere) chiamati a due funzioni principali: assistenza alle vittime di violazioni dei diritti umani e vigilanza sull'applicazione, nelle legislazioni nazionali, dei principi previsti nella Carta europea per i diritti fondamentali e in altri trattati. Sono 114 gli Stati che si sono adeguati a quell'atto. Tranne l'Italia, appunto.
"Ne va della nostra credibilità all'estero, soprattutto quando giustamente ci indigniamo per il comportamento di altri Paesi, come quello dell'Egitto nel caso Regeni", dice Filippo di Robilant, già vicepresidente dell'agenzia Ue per i diritti fondamentali.
"Al Paese - dice di Robilant - manca una forte e autorevole public voice in tema di diritti fondamentali non solo nella loro definizione classica: razzismo, discriminazioni, intolleranze. Il problema si pone anche guardando a nuovi problemi legati ad esempio alla pandemia: il corretto funzionamento dello Stato di diritto, con il bilanciamento fra libertà individuali e tutela della sicurezza nazionale, e le diseguaglianze create dal Covid".
Ma anche per il futuro, avverte de Robilant, "occorre una protezione dei diritti umani rispetto a violazioni che potrebbero derivare dall'intelligenza artificiale e dell'opacità di processi decisionali legati agli algoritmi". Questioni di lotta politica (la Lega a inizio legislatura ha fatto una battaglia a suon di emendamenti) ma anche la generale voglia di tutelare uno status quo che affida a una frastagliata mappa di organismi la difesa dei diritti umani, hanno frenato l'iter delle varie proposte di istituzione di una commissione indipendente.
Malgrado i pressanti inviti a dare attuazione alla risoluzione indirizzati all'Italia da autorità di monitoraggio del rispetto dei diritti umani, sia dell'Onu che del Consiglio d'Europa. Diverse volte, dal 2007 in poi, esponenti di governo si sono impegnati formalmente a osservare quella prescrizione. L'ultima volta, nell'autunno dell'anno scorso, è toccato al sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano rinnovare la promessa: "Ci adegueremo entro il 2020". Ma il lungo conto alla rovescia non si è ancora fermato.











