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di Patrizio Gonnella*

Il Manifesto, 5 maggio 2026

Un rapporto, denso e circostanziato, invita le autorità italiane a prendere sul serio il diritto internazionale e i diritti umani e non farne carta straccia come avvenuto negli ultimi quattro anni. L’Italia è un paese a rischio per i diritti umani, per la tenuta dello Stato di diritto, per i migranti, per i detenuti e per chi nelle Ong prova a occuparsene. È questo il sunto brutale del Rapporto del Comitato Onu contro la tortura indirizzato al governo italiano. Un Rapporto, denso e circostanziato, che invita le autorità italiane a prendere sul serio il diritto internazionale e i diritti umani e non farne carta straccia come avvenuto negli ultimi quattro anni.

Ogni capitolo del rapporto trasuda del sangue e del dolore di decine di migliaia di persone, le più povere e le più vulnerabili: esternalizzazioni dei centri per migranti verso l’Albania, accordi disumani con la Libia, condizioni di vita degradate e violente nei Cpr, risarcimenti negati alle persone torturate, sovraffollamento intollerabile nelle carceri, inaccettabili chiusure del sistema penitenziario, mancato rispetto delle Corti internazionali, attacco alla libertà di protesta, criminalizzazione degli human rights defenders, negazione dello spazio civico.

Gentile ministro Tajani, lei che disse che il diritto internazionale vale solo fino a un certo punto, leggendo le pagine del Rapporto Onu capirà che esso non può che valere fino in fondo. Gentile ministro Piantedosi, da Ginevra è messo profondamente in discussione il suo modello di gestione delle migrazioni, interamente proiettato verso espulsioni facili, negazione del diritto d’asilo, detenzione ingiustificata e disumana su larga scala. Non solo: viene profondamente stigmatizzato il suo modello di gestione della sicurezza, al punto da chiedere un cambiamento di quel famigerato decreto legge della scorsa primavera che aveva messo sotto attacco le libertà di dissenso e di protesta.

Non è frequente che dagli organismi internazionali, solitamente ispirati a diplomazia e dialogo, si chieda di cambiare una legge. Vuol dire che è stato superato il limite della tollerabilità giuridica. Gentile ministro Nordio, lei che è stato anche giudice saprà che la giustizia internazionale, da Norimberga in poi, è stata messa al servizio dei diritti umani. Nel caso Almasri avete liberato un presunto torturatore negando la cooperazione con la Corte penale internazionale.

Inoltre, alle carceri va restituito un progetto costituzionale. Da quattro anni le avete rese dei ghetti chiusi, governati dalla Polizia, senza respiro, dove si muore troppo spesso (ieri altri due suicidi, uno a Parma e uno a Torino) nell’indifferenza istituzionale, dove si moltiplicano le pratiche di isolamento fino a colpire anche il giovane rapper Baby Gang, sottoposto a sorveglianza particolare, pare perché avrebbe troppo carisma. Così, ministro Nordio, si rovinano le vite, per sempre. Dall’Onu è forte l’invito a riaprire le carceri al territorio, a far stare i detenuti fuori dalle celle con progetti di sorveglianza dinamica e moderna, a ridurre l’isolamento. Per fare questo non si affidi più ai cantori del “buttare la chiave” o del “marcire in galera”.

Gentile presidente Meloni, dall’Onu le spiegano che la tortura è un crimine contro l’umanità che non ammette eccezioni. Lei scrisse al Consiglio d’Europa, tristemente sostenuta da altri governi europei, chiedendo che la proibizione della tortura non valga per quei migranti che voi volete poter espellere liberamente verso paesi che la praticano, mostrandosi preoccupata della loro presenza in Italia ma non delle scorribande criminali di governi come quello di Israele. Se una norma come quella che proibisce la tortura valesse solo per i cittadini europei, la nostra democrazia degenererebbe a spazio istituzionalmente razzista.

Gentile presidente Meloni, i diritti umani sono per loro natura universali, interdipendenti e indivisibili. È vero, l’Onu e i suoi organismi difettano di effettività. Sta a noi però valorizzare la loro funzione e spostare l’asse politico dal sovranismo escludente al cosmopolitismo dei diritti di libertà.

*Presidente Associazione Antigone