Il Mattino, 1 aprile 2025
Nel gennaio del 2024 la Corte Costituzionale si è espressa sull’affettività all’interno degli istituti penitenziari. Sul tema c’è molto da discutere, partendo dalla tipologia di sentenza che la Corte ha utilizzato; in questo caso si tratta di una sentenza additiva di principio. La Corte ha preteso di utilizzare questa tipologia di sentenza per dettare i pilastri normativi su cui il legislatore deve legiferare. È lodevole l’interpretazione che ha usato la Corte, stabilendo che ogni detenuto ha diritto a coltivare i propri affetti familiari, genitoriali e sessuali, attraverso dei colloqui che non sono sottoposti a controllo a vista da parte del personale di polizia penitenziaria e che sono esenti dalla banca ore mensile dei colloqui ordinari, che i detenuti svolgono settimanalmente con i propri familiari.
All’interno della sentenza il principio più importante espresso dalla Corte è quello in cui obbliga il direttore dell’istituto all’autorizzazione di questi colloqui intimi, e per di più la loro fruizione deve essere fatta in ambienti che hanno il fine di ricostruire l’ambiente domestico, in cui ogni detenuto deve essere nella posizione di poter preparare e consumare un pasto con il proprio nucleo familiare. Questa innovazione da parte della Corte Costituzionale è frutto di grandi garanzie nei confronti dei soggetti ristretti, che vedono applicarsi quel tanto reclamato reinserimento educativo.
L’umanità degli incontri affettivi non può non coinvolgere la società intera. Il fatto che, sebbene reclusi, non si possa negare l’importanza di un contatto diretto, amorevole, intimo. Un contatto che non dovrebbe essere sentito come un obbligo sancito dalla Corte Costituzionale. Siamo e rimaniamo delle persone che hanno bisogno di affetto, di una carezza, di una parola dolce lontano dagli sguardi di controllo; nessuno potrà mai negare che oggi, invece, siamo poco più di un problema per l’amministrazione penitenziaria, soprattutto in relazione ai colloqui.
Abbiamo saputo che il nostro Garante regionale Samuele Ciambriello, nell’incontro avuto con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha posto alla sua attenzione questo nostro diritto. Gli è stato detto che stanno preparando una circolare del Dap per tutti gli istituti penitenziari d’Italia. Lentamente qualcosa si muove, per fortuna. Vogliamo solo essere umani, come tutti gli altri.
Giovanni B., Claudio I., Giulio P., Nunzio E., Vincenzo A., Luigi G., Jorge T., Luca C., Luigi M., Marco T., Jonad Q., Tommaso E., Francesco F. e Pierpaolo C. (Carcere di Secondigliano, Reparto Mediterraneo)











