sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Gazzetta del Sud, 12 aprile 2026

I giudici di legittimità annullano il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. Si profila un nuovo giudizio dopo il monito della Corte Europea. La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rimescolato le carte sul destino detentivo di Teodoro Crea, lo storico boss della ‘ndrangheta di Rizziconi. I giudici di piazza Cavour, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Pasquale Loiacono, hanno annullato l’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano aveva confermato la permanenza del detenuto al regime di 41-bis nel carcere di Opera. Al centro della disputa legale non c’è la caratura criminale dell’uomo, considerato il vertice indiscusso dell’omonima consorteria, ma il bilanciamento tra le esigenze di sicurezza dello Stato e il diritto alla salute. La Suprema Corte ha infatti rinviato gli atti a Milano per un nuovo giudizio, imponendo una valutazione più approfondita sulla compatibilità tra le precarie condizioni fisiche dell’anziano detenuto e il rigido protocollo del carcere duro.

La difesa ha da tempo intrapreso una battaglia legale sostenendo che le patologie di cui soffre Crea non siano gestibili all’interno del circuito penitenziario speciale. La richiesta originaria mirava a ottenere il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare. Sebbene il Tribunale di Sorveglianza avesse inizialmente respinto l’istanza, la Cassazione ha ora stabilito che quel diniego va rivisto alla luce di nuovi e più stringenti principi di diritto. La decisione dei giudici di legittimità non arriva nel vuoto, ma segue un precedente internazionale di enorme peso. Lo scorso ottobre, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) aveva già condannato l’Italia all’unanimità. Secondo i giudici di Strasburgo, la permanenza di Teodoro Crea in determinate condizioni detentive avrebbe violato l’articolo 3 della Convenzione Europea, che vieta tortura e trattamenti inumani o degradanti.

Il caso torna ora sui tavoli dei magistrati di Milano. Il nuovo collegio dovrà decidere se l’anziano boss possa ancora restare nella struttura di Opera o se, per ragioni umanitarie e di tutela della salute, debba essere trasferito in un regime meno afflittivo. Una decisione che peserà non solo sulla vicenda specifica, ma che si inserisce nel delicato dibattito nazionale sui confini e la legittimità del carcere duro per i detenuti anziani e malati.