di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 dicembre 2021
Il diritto alla salute in carcere è uno dei problemi più insormontabili del sistema penitenziario. Negli istituti manca il personale e le risorse non sono adeguate a garantire i servizi necessari. Per questo motivo la telemedicina è di primaria importanza. Ma qualcosa si muove.
Lunedì, al carcere di Rebibbia, e con la presenza della ministra Marta Cartabia, è stato presentato il nuovo progetto di telemedicina. All'evento hanno partecipato Rosella Santoro, Direttore della Casa Circondariale Rebibbia N. C. ' Raffaele Cinotti', Giorgio Casati, Direttore Generale ASL Roma 2, Roberto Tartaglia Vice Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Francesco Gabrielli Direttore del centro nazionale per la telemedicina dell'Iss, Carmelo Cantone, Provveditore Amministrazione Penitenziaria, Francesco Rocco Pugliese, Direttore Sanitario ASL Roma 2, Stefano Anastasìa Garante dei diritti dei detenuti Regione Lazio e Maria Antonia Vertaldi, Presidente del tribunale di Sorveglianza di Roma.
Il progetto "Liberi@mo la salute: Telemedicina negli Istituti Penitenziari" ha l'obiettivo di migliorare l'assistenza dei pazienti negli Istituti Penitenziari. Consente di assicurare televisite, teleconsulti, telerefertazione e telemonitoraggio: il medico all'interno del penitenziario acquisisce ed esamina gli esami diagnostici effettuati nel carcere, per condividerli con un reparto ospedaliero specialistico attraverso l'utilizzo di un apparato di videoconferenza, dove lo specialista supporta il collega da remoto nell'eventuale formulazione della diagnosi e per la definizione della necessaria strategia terapeutica.
"Abbiamo bisogno più che mai di interventi concreti, che affrontino gli sterminati bisogni della vita quotidiana in carcere, a cominciare da quello della salute, il più impellente in questo tempo di pandemia", ha detto la Ministra Marta Cartabia. E ha aggiunto: "Concretezza e valori costituzionali: questa è la cifra del progetto di telemedicina, che da questo punto di vista anticipa lo stile del lavoro svolto dalla Commissione ministeriale per l'innovazione del sistema penitenziario, che sta terminando i suoi lavori".
Infine la guardasigilli ha concluso: "La condizione di detenzione rende, di fatto, la tutela della salute assai difficoltosa. La telemedicina diventa così preziosa, nel realizzare i dettami dell'art. 3 della Costituzione che prevede come compito della Repubblica di "rimuovere gli ostacoli" che di fatto impediscono la piena realizzazione dei valori costituzionali. Curare il corpo e la mente di chi vive in carcere è la condizione, perché la detenzione assolva alla sua funzione di rieducazione".
"Oggi diamo l'avvio a un modello nuovo di sanità - dice il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Dal Polo penitenziario di Rebibbia, il più grande d'Italia e uno dei più grandi d'Europa, parte un progetto innovativo che avrà impatti positivi nella gestione dei problemi di salute dei pazienti detenuti e che sarà possibile replicare nelle altre strutture detentive del Lazio". Zingaretti ha sottolineato: "Con la Asl Roma 2 facciamo partire percorsi di cura individuali per i pazienti detenuti, attraverso televisite, teleconsulti, telerefertazioni e telemonitoraggio superando le criticità logistico-organizzative che caratterizzano da sempre l'assistenza sanitaria in questi luoghi. È bello che proprio qui a Rebibbia nasca un pezzo della sanità del futuro e un nuovo modello di garanzia del diritto alla salute delle persone".
La telemedicina è oggi uno strumento utilissimo che consente di collegare telematicamente due postazioni sanitarie, uno strumento che garantisce la presenza anche a distanza di un medico specialista che riceve in tempo reale dati sanitari strumentali. Con l'introduzione dei dispositivi di telemonitoraggio dei servizi di teleassistenza, teleconsulto e telecooperazione sanitaria, è possibile realizzare esami diagnostici a distanza e gestire i piani di cura, riducendo i tempi di attesa, migliorando le prestazioni e abbattendo i costi.
La ASL Roma 2, insieme agli Istituti Penitenziari di Rebibbia, sfrutta così le moderne tecnologie informatiche che consentono la gestione di una parte delle attività sanitarie, attualmente erogate in telemedicina. Il servizio affiancherà i servizi già presenti dove è assicurata la presenza medica e infermieristica con un'articolazione delle attività sanitarie dalle 12 ore e fino alle 24 ore per 365 giorni l'anno.
La telemedicina, strumento essenziale per garantire l'omogeneità delle cure
Secondo i dati del Dap concessi ad Antigone è che il 70% dei detenuti ha almeno una malattia. Il 70% fuma, quasi il 45% è obeso o sovrappeso, oltre il 40% è affetto da almeno una patologia psichiatrica, il 14,5% da malattie dell'apparato gastrointestinale, l'11,5% da malattie infettive e parassitarie, circa il 53% dei nuovi detenuti è stato valutato a rischio suicidio.
Solamente partendo da questo dato allarmante, si comprende l'utilità della telemedicina che è quasi del tutto inesistente nelle carceri del nostro Paese. Alcune delle criticità più evidenti del Sistema nazionale sanitario per quanto riguarda le carceri sono la disomogeneità delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione; la farraginosità, obsolescenza e lentezza delle procedure per l'erogazione delle prestazioni sanitarie; l'inefficiente programmazione della spesa sanitaria e assenza di dati statistici sul "fabbisogno di salute". I vantaggi di una medicina svolta da remoto serve prima di tutto per compensare l'attuale penuria di personale sanitario e anche creare più omogeneità per le cure. Se la cartella clinica è lo strumento ideale per garantire la continuità del rapporto terapeutico, costituisce solo il primo passo per realizzare quelle forme di telemedicina che consentono il monitoraggio e il consulto specialistico a distanza attraverso l'invio elettronico di esami, dati e immagini a centri di eccellenza, senza dover affrontare tutti i problemi, con i relativi costi e ritardi, del trasporto dei detenuti o dei medici.
Un tema affrontato già dal documento del 2013 redatto dal Comitato di Bioetica, tanto da evidenziare che la telemedicina offre innegabili vantaggi in termini di efficienza del servizio, aumento della sicurezza e, una volta entrata pienamente in funzione, riduzione dei costi. La sua realizzazione esige tutti gli investimenti necessari alla modernizzazione delle strutture, dall'introduzione della banda larga all'acquisizione delle apparecchiature adeguate per l'acquisizione e la trasmissione dei dati. Presuppone - ha sottolineato il Comitato di Bioetica - "quel cambio di mentalità che impone di considerare la pena detentiva come un aspetto, per quanto drammatico e controverso, dello sforzo di adeguarsi alla crescita di civiltà da parte di una società tecnologicamente avanzata e non il residuo ancestrale di una gestione approssimativa della sofferenza e dell'emarginazione". La telemedicina, quindi, abbatte anche i costi. D'altronde, in un sistema interconnesso come quello della sanità penitenziaria, risparmiare sui costi vorrebbe dire poter investire su altri ambiti che ancora oggi appaiono estremamente critici.









