di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 18 novembre 2020
In futuro San Vittore potrà essere come Beveren, il carcere modello ad un'ora da Bruxelles dove sono presenti le stanze per "l'affettività". Il Consiglio regionale della Toscana ha depositato una proposta di legge, incardinata nei giorni scorsi al Senato, per dare finalmente riconoscimento normativo al tema del diritto all'affettività e della sessualità nelle carceri.
Il tema, va detto, è stato oggetto di numerosi disegni di legge elaborati da Camera e Senato nelle passate legislature, senza tuttavia trovare esito positivo. A parte il caso di Bevern, il carcere da 300 posti dove i detenuti, tutti con celle singole, possono ricevere i propri partner, il diritto all'affettività e alla sessualità dietro le sbarre è stato negli ultimi tempi disciplinato in un numero sempre crescente di Stati. Oltre al Belgio, con forme diverse, in Albania, Austria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Svizzera.
Si tratta di un "diritto soggettivo" secondo numerosi atti sovranazionali. In Italia la Corte costituzionale, nella sentenza 301 del 2012, pur dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata da un magistrato di sorveglianza di Firenze relativa all'articolo 18 della legge sull'Ordinamento penitenziario del 1975, aveva richiamato l'attenzione del legislatore al tema del riconoscimento normativo del diritto all'affettività e alla sessualità delle persone detenute.
La possibilità per la persona sottoposta a restrizione della libertà personale di continuare a mantenere, durante l'esecuzione della pena, rapporti affettivi anche a carattere sessuale, oltre che essere "esigenza reale e fortemente avvertita" corrisponde per la Consulta ad un diritto soggettivo da riconoscersi ad ogni detenuto.
Secondo il testo presentato dal Consiglio regionale della Toscana, dovrebbero essere previsti dei luoghi adatti alla relazione personale e familiare e non solo all'incontro fisico. Senza tempi stringenti. Un tempo troppo breve, infatti, rischierebbe di far tramutare la visita in esperienza umiliante e artificiale. Per tale ragione si è inteso prevedere che la visita possa svolgersi all'interno di un lasso di tempo sufficientemente ampio. L'assenza dei controlli visivi e auditivi garantirebbe, poi, la riservatezza dell'incontro











