di Liana Milella
La Repubblica, 2 agosto 2021
Lorusso (Fnsi): "Garantire il diritto di cronaca". La norma entra nella riforma della giustizia con l'emendamento del responsabile Giustizia di Azione. Si apre il dibattito: la presunzione d'innocenza può prevalere sul diritto a informare.
Come sempre, quando si parla di diritti e di Costituzione, le interpretazioni possono anche andare in direzioni opposte. Ma soprattutto si apre il dibattito su quale dei diritti citati possa alla fine prevalere su un altro. Stavolta, sotto i riflettori, c'è "il diritto all'oblio", principio di cui a lungo si è discusso anche in Europa dove, alla fine, è prevalsa la raccomandazione di tenere conto del diritto di chi è finito sul web con un'attribuzione o una connotazione fortemente negativa che, di conseguenza, se riconosciuta inesatta o addirittura non vera, va cancellata. E questo vale anche per i processi, e per un imputato che, alla fine dell'iter giudiziario, viene assolto.
L'emendamento Costa - E arriviamo qui all'emendamento di Enrico Costa sul diritto all'oblio per gli imputati assolti che possono chiedere e ottenere di veder deindicizzato il loro nome sul web. Che significa? Che il fatto, con tutti i dettagli, resta, la storia del processo e dell'inchiesta non vengono cancellati. Ma chi cerca su internet il nome del soggetto coinvolto non lo troverà più perché quel nome sarà cancellato dai motori di ricerca. "Principio di civiltà giuridica" dice Costa. Altrettanto dicono gli avvocati.
Ma è inevitabile interrogarsi sulle conseguenze "storiche" di questa scelta. Che, diciamolo subito, è in linea con le direttive europee: la conseguenza sarà che, se sono stata imputata in un processo - un fatto storico quindi, innegabile nella sua realtà e svolgimento - ma alla fine sono stata assolta, dai motori di ricerca il mio nome verrà cancellato.
L'emendamento sul diritto all'oblio contenuto nella riforma della giustizia - Repubblica aveva parlato per prima, il 27 aprile, dell'emendamento Costa. Perché già in quella data il deputato di Azione - ex Forza Italia, responsabile Giustizia prima di quel partito e ora di quello di Carlo Calenda, una storia politica in famiglia perché suo padre Raffaele Costa è stato tra i fondatori del Partito liberale, nonché deputato per 30 anni, ministro e sottosegretario più volte - aveva presentato il suo pacchetto sulla presunzione di innocenza come emendamento al processo penale.
E tra le varie proposte c'era anche quella che oggi è diventata uno dei pochi emendamenti recepiti, con il consenso del governo, nella legge. Il testo dice così: "Prevedere che il decreto di archiviazione, senza la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione, costituiscano titolo per l'emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all'oblio degli indagati o imputati".
Sabato l'emendamento è entrato a pieno titolo nella riforma. Costa ovviamente esulta e dichiara: "È stata approvata una norma di civiltà, in base alla quale una persona assolta o prosciolta non può essere marchiata a vita". E spiega: "La sentenza sarà il titolo per ottenere, senza se e senza ma, che i motori di ricerca effettuino l'immediata dissociazione dei dati personali degli assolti dai risultati di ricerca relativi al procedimento penale".
Guardiamo bene alle parole, "norma di civiltà", "la persona assolta non può essere marchiata a vita". Comportano, di conseguenza e inevitabilmente, che se anche la storia del processo, dal momento dell'indagine fino alla conclusione resteranno sul web nei vari passaggi di cronaca, tuttavia scompare definitivamente il nome della persona indagata, poi finita sotto processo, e poi alla fine assolta. Cioè siamo di fronte a un dato storico innegabile, che però non potrà più essere ricondotto alla persona alla fine assolta. Per intenderci, se cerchi il nome di cui una persona, che è finita sotto processo ma poi è stata assolta, non verrà fuori anche la storia del processo stesso. Non ci sarà alcun collegamento.
Salvaguardare il diritto di cronaca - A guardarla dal punto di vista dell'informazione, del diritto di cronaca, sembra proprio un vulnus. Il segretario della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, Raffaele Lorusso, di fronte alla notizia reagisce così: "Il tema del diritto all'oblio va affrontato, ma anche discusso. Al contempo è necessario tenere nel debito conto il diritto di cronaca, che non vuol dire gogna mediatica, ma diritto alla conoscenza di determinati fatti, come essere imputati in un processo. Questo diritto va garantito".
E ancora: "Il tema è delicato perché nella Costituzione c'è l'articolo 15 (la libertà di ogni forma di comunicazione è inviolabile), ma anche l'articolo 21 (la stampa non può essere soggetta a censure). Quindi una soluzione non può essere trovata con un emendamento, ma in una riforma più organica, perché altrimenti così si dà l'impressione di una forzatura. Il governo e il Parlamento avrebbero dovuto trovare il tempo per occuparsi del diritto di cronaca e della libertà d'espressione, del carcere su cui la Consulta ha detto che è tempo di decidere, nonché delle querele temerarie ferme da due anni al Senato. Ma tutto questo, lo ripeto, non può ridursi a un emendamento".
Le conseguenze pratiche - Ma cosa succederà, in concreto, quanto la riforma entrerà in vigore, alla fine dell'anno, dopo il voto del Senato e la stesura della legge delega? A quel punto, secondo Costa, toccherà a Google intervenire sulle richieste di deindicizzazione che via via verranno presentate. Al momento, quando arrivano, vengono respinte, proprio per la tutela del diritto alla notizia. Ma, con la legge, non potrà più essere così.
Già oggi, digitando la formula "diritto all'oblio" sul web, si può vedere che molti siti offrono la possibilità di organizzare la richiesta di cancellazione. A questo punto la domanda è: non sapremo più se un parlamentare o un politico, ad esempio, ha avuto un processo, oppure se un candidato alle elezioni ha una storia giudiziaria? Per Costa il diritto all'oblio non favorirà tanto le persone note, "di cui si sa tutto, ma i cittadini normali che, magari proponendosi per un lavoro, si vedono opporre una vecchia storia giudiziaria da cui sono stati assolti, e che però continua a inficiare per sempre la loro vita". A questo punto il dibattito sui sì e sui no è aperto.











