di Antonio Di Rosa
La Stampa, 2 ottobre 2026
I fatti ci travolgono. Mettono in mora i governi, alimentano il disagio sociale, indeboliscono la tenuta delle democrazie. La crisi energetica, forse la più grave dall’austerity del 1973, divora la spesa delle famiglie perché incide sui prezzi al consumo, sui trasporti, sugli affitti, sulla vita di ogni giorno. Da qui nasce la proposta-manifesto di Gianrico Carofiglio, uno dei più grandi scrittori italiani, di “condividere la prosperità”. Non per spogliare i ricchi e dare tutto ai poveri ma per imboccare una strada diversa dal passato che c’entra poco con la politica ma molto con l’umanità. Siamo entrati in un circolo infernale dove la mancanza di risposte a chi soffre emargina sempre di più le famiglie con un reddito che non consente loro di sostenersi e le spinge verso i populismi di destra e di sinistra.
Lo scrittore ritiene, a ragione, che non si possa continuare a ergere steccati ma affrontare le questioni vitali trovando una soluzione equa e condivisa. Tirar fuori dall’antro della vecchia politica la solita tassa patrimoniale significa innescare un processo di invidia sociale che non risolve e non accorcia le distanze tra le classi.
La proposta precisa meglio i confini entro i quali i fronti politici dovrebbero muoversi per rendere più intensa la tenuta democratica delle istituzioni e allontanare le violenze che facilitano il cammino verso regimi quasi dittatoriali. Al centro del dibattito non ci sono soltanto la legge elettorale, il risiko bancario, i bonus, gli incentivi, i balneari, meno o più Irpef. Tutti temi importanti da trattare con delicatezza, non ci sono dubbi. Ma parliamo di cibo, acqua, sanità, funzionalità dei trasporti pubblici, di assistenza agli anziani (visto che siamo un popolo con una età media avanzata). Ma anche di caro scuola, di una università all’avanguardia, dunque occasioni per raggiungere obiettivi importanti.
La proposta di tassazione progressiva, su cui chiediamo a tutti di intervenire, partiti e non, prevede una quota esente fino ai 10 milioni di patrimoni netti, chi ne possiede 15 cederà l’1 per cento che equivale a 150mila euro, chi ne possiede 100, 900mila. Non vuole essere una ricetta miracolistica ma un punto di partenza per affrontare seriamente la questione sociale. Non colpisce il ceto medio ma consente il varo di un Fondo nazionale contro gli imprevisti della vita. E il denaro non dovrebbe essere distribuito senza condizioni ma a chi non ha riserve sufficienti per affrontare spese sanitarie o rischia di perdere la casa. In poche parole, per emergenze accertate.
La proposta va affinata, studiata, definita nella sua percorribilità ma ha il merito di affrontare centralmente la questione sociale che riguarda l’Italia, l’Europa e buona parte del mondo. Immagino già le reazioni di chi intravvede una spoliazione dei ricchi a favore dei poveri ma, oggettivamente, non è questo lo spirito che la accompagna. Ogni volta che leggo le dichiarazioni di molti uomini e donne della politica mi chiedo se sono capaci di interpretare la realtà in cui viviamo senza tener conto di appartenenze o affiliazioni. Con me o contro di me.
Chiedono un pronunciamento netto sullo schieramento, raramente sul merito delle questioni aperte. Se in Germania quello che sembrava un patto inossidabile tra cristiani e socialdemocratici viene travolto da estrema destra o estrema sinistra vuol dire che non conteneva una proposta politica capace di risolvere i problemi. Non bisogna essere sofisticati analisti per capire che se le marginalità sociali non trovano risposte al centro e si rivolgono ai populisti. Vale anche per la Francia, in parte per l’Italia, per i Paesi sudamericani dove solo Lula in Brasile, per ora, resiste all’assalto della destra estrema.
Non parliamo poi degli Stati Uniti dove l’avvento di Donald Trump ha stravolto tutte le regole. Ma con una sostanziale differenza: la giovane democrazia americana contiene, forse, gli anticorpi per arginare lo sconfinamento ai margini della legalità. Interesse di noi tutti, politici e non, sarebbe quello di costruire una Italia che riesca ad accorciare le distanze sociali, a moltiplicare le opportunità, a garantire ai giovani, non a parole o con facili slogan, una prospettiva reale di autentico sviluppo. Senza sbocchi professionali continueranno ad andarsene via.
Carofiglio, uomo della letteratura, che guarda la società con un occhio particolare, eleva lo spessore degli argomenti, ne fa oggetto di riflessione e ci invita ad agire. È giusto che il segnale arrivi da un intellettuale che è inquietato dallo sfacelo progressivo del tessuto sociale e prova a indicarci una strada. Proviamo a riflettere tutti insieme.









