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di Giuseppe Nicolò*

Corriere della Sera, 22 giugno 2026

Da alcuni mesi l’Italia è tornata a dotarsi di uno strumento strategico che offre una visione organica dell’assistenza psichiatrica e psicologica: il Piano di azioni nazionale sulla salute mentale. Per troppo tempo la salute mentale è rimasta ai margini del dibattito pubblico, schiacciata tra emergenze sanitarie, carenza di risorse e disuguaglianze territoriali. Oggi qualcosa sta cambiando. La pandemia ha rappresentato uno spartiacque: l’isolamento sociale, la perdita delle relazioni, l’incertezza e la fragilità diffusa hanno lasciato segni profondi, soprattutto tra i più giovani. I numeri registrati negli anni successivi hanno evidenziato un incremento del disagio psicologico, dei comportamenti autolesivi, dei tentativi di suicidio e delle situazioni di ritiro sociale. Ora è chiaro che la salute mentale è una componente essenziale della salute delle persone e richiede servizi preparati, accessibili e vicini ai cittadini.

A fine 2025 il Paese è tornato a dotarsi di uno strumento strategico che offre una visione organica dell’assistenza psichiatrica e psicologica: Il Piano di azioni nazionale sulla salute mentale (Pansm), voluto dal ministro Schillaci e messo a terra grazie al supporto del tavolo tecnico della salute mentale coordinato dal professor Alberto Siracusano. Il Piano non guarda solo alla gestione della malattia, ma punta sulla prevenzione, sull’intercettazione precoce del disagio e sulla costruzione di percorsi di cura integrati. Una scelta che riflette l’evoluzione dei bisogni: l’età di insorgenza di molti disturbi si è progressivamente abbassata. 

Per questo il Pansm dedica un’attenzione particolare ai giovani, individuati come una priorità strategica. Rafforzare i servizi per l’infanzia e l’adolescenza, favorire il raccordo tra scuola, sanità e servizi sociali, accompagnare i ragazzi nella delicata transizione verso l’età adulta sono alcuni degli interventi considerati essenziali per non lasciare indietro le nuove generazioni. Accanto ai giovani, emerge con forza anche l’attenzione verso le donne. Il Piano introduce un focus innovativo sulla salute mentale della diade madre-bambino, riconoscendo quanto il benessere psicologico nelle fasi della gravidanza, del parto e dei primi anni di vita del bambino rappresenti un investimento per l’intera comunità. 

Un altro elemento qualificante è la scelta di concentrarsi sulle persone più fragili e più difficili da raggiungere: chi vive condizioni di marginalità, chi è detenuto, chi si trova nelle Rems, chi spesso fatica persino a chiedere aiuto. Il principio che attraversa l’intero Piano è semplice ma fondamentale: nessuno deve essere lasciato solo. La sfida, ora, è trasformare gli indirizzi programmatici in risultati tangibili per cittadini e famiglie. Sarà necessario l’impegno delle istituzioni, degli operatori, del mondo della scuola, del Terzo settore e delle comunità locali. Ma avere una direzione condivisa è già un passo fondamentale. Dopo anni di attese, l’Italia dispone finalmente di una visione e di uno strumento per realizzarla.

*Psichiatra, Asl Roma 5